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Nessuna sanzione nei confronti di Riccardo Meggiorini per i presunti insulti razzisti rivolti a Paul Pogba, durante il derby Torino-Juventus dello scorso 28 aprile.
 

Il giudice sportivo Gianpaolo Tosel, premesso che:
i collaboratori della Procura federale, nella rituale relazione concernente la gara di cui all'epigrafe, segnalavano che, alla fine del primo tempo, mentre i calciatori facevano rientro negli spogliatoi in un'atmosfera concitata, avevano colto un colloquio tra i sigg. Marotta e Lombardo, dirigenti della Soc. Juventus, ed il sig. Longo, dirigente della Soc. Torino, nel corso del quale l'AD juventino aveva dichiarato “deduco che gli abbia detto negro di m…., altrimenti Pogba non si sarebbe incazzato”, con immediata replica da parte del segretario generale della società granata “gli ha detto solo pezzo di m….”;

poco dopo, avevano notato il calciatore Meggiorini stazionare innanzi alla porta dello spogliatoio arbitrale e lo avevano quindi accompagnato all'interno ove costui, rivolgendosi al Direttore di gara, dichiarava “mi hanno detto che devo chiedere scusa, ma io non chiedo scusa a nessuno in quanto l'ho offeso, ma non in modo razzista”, venendo quindi invitato ad allontanarsi;

questo Ufficio (C.U. n.100 del 29 aprile 2013) disponeva la trasmissione degli atti al Procuratore federale onde esperire gli opportuni accertamenti sulle circostanze segnalate;

con e-mail del 6 Maggio 2013, il Procuratore federale trasmetteva a questo Ufficio l'esito degli accertamenti effettuati, particolarmente apprezzabili per la loro completezza e concretatisi nell'assunzione a verbale di numerosi calciatori (Pogba, Chiellini, Lichsteiner, Meggiorini, Glik, Menga e D'Ambrosio), di alcuni dirigenti (Marotta, Lombardo, Fabris e Longo), del tecnico Ventura e degli arbitri Bergonzi e Giannoccaro;

osserva:

il pur ingente materiale probatorio acquisito non consente di esprimere un giudizio certo, nell'esclusione di ogni ragionevole dubbio, in merito alla connotazione razzista di un insulto, asseritamente indirizzato dal Meggiorini al Pogba.

E' pacifico, infatti, che al 43° del primo tempo, mentre la squadra granata si apprestava a battere un calcio d'angolo, nell'affollata area di rigore bianconera ebbe inizio una concitata discussione tra alcuni calciatori di entrambe le compagini. Le immagini televisive, visionate dai collaboratori della Procura federale, ritraggono, tra l'altro, Lichsteiner che punta un dito verso Meggiorini e costui che muove un dito in segno di negazione; Pogba che cerca di allontanare  Lichsteiner; Chiellini che punta a sua volta un dito su Meggiorni, mentre Glik e D'Ambrosio si frappongono per separare i contendenti;  l'Arbitro che pone fine alla concitazione ammonendo  Lichsteiner e Meggiorini.

E' altrettanto pacifico che pochi minuti dopo, al rientro negli spogliatoi per l'intervallo, l'atmosfera non si era affatto rasserenata, come comprovato dagli episodi segnalati dai collaboratori della Procura federale,  ma non parimenti pacifica è l'individuazione delle esatte parole rivolte dal Maggiorini al Pogba, da cui dipende la configurabilità, o meno, di una responsabilità ex art. 19, n.2 CGS, dalle conseguenze sanzionatorie particolarmente afflittive.
Dalle varie dichiarazioni rilasciate ai collaboratori della Procura federale emerge, infatti, una sorta di variegata rassegna di turpiloquio calcistico.

Per il giovane calciatore juventino (francofono, assunto a verbale con l'assistenza di un interprete, dichiaratosi comunque in grado di comprendere la lingua italiana) l'insulto rivoltogli da Meggiorini fu “c…. di negro”, e tale precisazione ha trovato puntuale riscontro nelle dichiarazioni del compagno di squadra  Lichsteiner, ma Chiellini, altro compagno di squadra, ha dichiarato di aver chiaramente udito da breve distanza le parole “pezzo di negro”; Meggiorini ha dichiarato di aver rivolto all'antagonista, che lo tratteneva con entrambe le mani, l'espressione ingiuriosa “lasciami, pezzo di m….”, a cui il Pogba replicava con le parole “vaffa….. figlio di p…….”; i calciatori granata Glik e D'Ambrosio hanno dichiarato di aver udito da breve distanza il compagno di squadra pronunciare le parole “pezzo di m….”, ma il secondo di costoro ha precisato che la replica di Pogba fu espressa in lingua francese; il calciatore granata Menga, non schierato in campo, ha dichiarato di aver avvicinato al rientro negli spogliatoi Pogba, al quale è legato da vincoli di amicizia e accomunato dall'origine africana e dalla lingua francese, per chiedergli ragione della sua agitazione, ed il calciatore juventino gli aveva risposto, in francese, che Meggiorini lo aveva ingiuriato con le parole “cette m….” (“questa m…..”).

In merito alla connotazione razzista, o meno, dell’insulto ricevuto dal Pogba sussiste, per tanto, una palese contraddittorietà tra le dichiarazioni rese da coloro che furono in grado di percepire le parole pronunciate dai protagonisti, non sanabile dalle dichiarazioni di coloro  che intervennero nei momenti successivi, con varie modalità ed intenti.

Una contraddittorietà presumibilmente riconducibile, almeno in parte, all'istintiva solidarietà che unisce i compagni di squadra, senza poter escludere che le infuocate condizioni ambientali, che caratterizzano ogni derby, abbiano condizionato l’esatta percezione delle parole effettivamente pronunciate in un contesto di elevato impegno agonistico.

E' sintomatico, sotto quest'ultimo profilo, che l'Arbitro abbia dichiarato che il fragore proveniente dagli spalti e le varie voci dei calciatori, oltre all'auricolare in funzione, non gli abbiano consentito di cogliere, nonostante la favorevole posizione, le parole che avevano determinato quel parapiglia conclusosi con l'ammonizione di Meggiorni e  Lichsteiner.
E poiché il giudizio di colpevolezza non può fondarsi su materiale probatorio che consenta la prospettazione, sia pure meramente marginale, di ipotesi alternative,

P.Q.M.

delibera di non adottare alcun provvedimento sanzionatorio in ordine alle circostanze segnalate dal Procuratore federale.