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Il suono della campanella ha annunciato il via alla grande operazione. L’esercito si è mosso. Ma non era al completo. Qualcuno per paura e altri consapevoli di essere mandati allo sbaraglio per mancanza dei necessari supporti, hanno disertato in attesa di tempi migliori. Cosa che non poterono fare i nostri soldati spediti alla campagna di Russia con ai piedi stivaletti di gomma e con addosso impermeabili di tela verde. Sicchè, dei nove milioni e mezzo di studenti (foto Ansa) che questa mattina avrebbero dovuto presentarsi in classe soltanto poco più della metà hanno aderito al primo giorno di scuola. E certamente non per menefreghismo o indisciplina.

Le scuole erano state chiuse a marzo. Sei mesi e mezzo nel corso dei quali i responsabili del settore nevralgico per la nostra società avrebbero dovuto esercitare il sacrosanto dovere di pensare e muoversi fin da subito per fare in modo che la ripresa dell’attività educativa e formativa avvenisse nel segno della autentica normalità e serenità. Duecento giorni gettati alle ortiche e soltanto in vista del momento fatidico un frenetico agitarsi per tentare di rimediare in qualche modo al “non fatto”. Governo, destra e sinistra, persino il presidente della Repubblica e dunque tutti coloro che nei giorni di vigilia si sono riempiti la bocca con discorsi retorici sulla difesa dei nostri giovani e sul loro diritto all’istruzione devono sentirsi responsabili di questa mezza dèbacle.
E’ vero che il momento, con la pandemia che dilaga in tutto il mondo e che per fortuna sembra non volersi accanire più di tanto sull’Italia, le problematiche sono diverse e alcune essenziali. Ciò, comunque, non giustifica minimamente la superficialità e il pressapochismo con i quali è stato affrontato il tema della riapertura delle scuole. La politica, infatti, ha mostrato di essere molto più concentrata sul tema delle elezioni, del referendum e dal farsi la guerra tra bande che non sul momento nevralgico per i nostri figli. Mascherine sì mascherine no. Termometri a casa o a scuola. Trasporti inadeguati. Banchi monoposto con o senza rotelle peraltro mai arrivati. Numero di insegnanti insufficiente. Lezioni in presenza oppure da remoto. Un caos indescrivibile con ciascuno che dice la sua senza mai essere d’accordo con l’altro.

In questo panorama di colpevole inefficienza, i soli che hanno dimostrato di avere grande buon senso e eccellente volontà sono stati coloro che si presume debbano essere i fruitori del servizio scolastico. Presidi, professori, bidelli e studenti i quali in prima persone e anche talvolta pagando di tasca loro si sono attivati lavorando anche come facchini per rendere le classi almeno accettabili e in linea con le norme di sicurezza sanitaria. Ciò che avrebbero dovuto fare le istituzioni lo hanno realizzato loro eppure in maniera artigianale. Ecco quali sono i veri “eroi” in questo nostro strano Paese frastornato dalle chiacchiere e di fasulli cavalieri senza macchia e senza paura.