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Cairo vattene”. Per chi abita a Torino sta diventando sempre più difficile non imbattersi in questa breve ma forte frase: dagli striscioni alle scritte sui muri, fino agli adesivi sparsi per la città (c’è anche chi lo ha attaccato sulla propria auto), l’invito a vendere la società rivolto al presidente granata si sta facendo, settimana dopo settimana, sempre più forte. E ora, complici i risultati deludenti della squadra, sta unendo sempre di più una tifoseria che da anni è spaccata tra chi sostiene l’editore e chi invece lo critica. Ma sarebbe un errore pensare che la contestazione delle ultime settimane sia esclusivamente figlia degli ultimi risultati: ha radici ben più profonde. 

I MOTIVI DELLA CONTESTAZIONE A CAIRO - C’è una parte di tifosi che da tempo ha lasciato lo stadio o è fortemente critica nei confronti di Cairo per via di una serie di promesse e propositi finora non realizzati nei quattordici anni di presidenza: dallo stadio di proprietà, che al momento non è più un obiettivo della società, ai piazzamenti in campionato (al massimo due settimi posti), passando per un Filadelfia non ancora completato e praticamente sempre chiuso ai tifosi (va ricordato che è stato ricostruito grazie alle pressioni negli anni proprio dei tifosi, degli 8 milioni spesi per ricostruirlo, 7 sono stati versati da Comune e Regione Piemonte e solamente 1 da Torino), un organigramma societario snello in cui (eccezion fatta per Antonio Comi e Silvano Benedetti) non sono presenti figure di spicco della storia del Toro. I risultati arrivati finora, con una squadra rinforzata solamente negli ultimi giorni della sessione estiva di calciomercato - dopo l’eliminazione ai preliminari di Europa League - e gli scontri in curva Primavera tra tifosi del Torino e ultras dell’Inter, a cui è stato permesso di acquistare i biglietti nello stesso settore dei tifosi granata, sono state le gocce che hanno fatto traboccare il vaso

CONTESTATO ANCHE MAZZARRI - Nel mirino della contestazione non c’è però solo il presidente Urbano Cairo, anche la squadra e il tecnico Walter Mazzarri non sono stati risparmiati. L'allenatore è finito sotto accusa per un gioco troppo rinunciatario, i risultati negativi e per essere tornato a blindare il Filadelfia (in accordo con la società) nonostante poche settimane fa avesse dichiarato: “Il primo allenamento della settimana sarà sempre a porte aperte, comunque vada la partita precedente. A patto che ci sia sempre rispetto da parte di tutti”. Dopo appena tre allenamenti e la sconfitta interna contro l’Inter, a cui è seguita la contestazione di tutto lo stadio, i cancelli del Filadelfia sono tornati a chiudersi. E’ così che sabato, nonostante la vittoria per 1-0 sul campo del Genoa, la contestazione dei tifosi è proseguita: gli ultras hanno aspettato davanti allo stadio Olimpico Grande Torino la squadra al rientro dal Ferraris. Dopo un confronto con il capitano Andrea Belotti è stata suggellata una tregua che durerà almeno fino a domenica, alla partita con la Fiorentina. Una tregua che riguarderà la squadra, mentre la contestazione nei confronti del presidente Cairo potrebbe proseguire.