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Questa mattina nel cielo sopra Mosca non è comparsa la famigerata e inquietante “Z”, simbolo ormai storico di una guerra scellerata che va avanti da due mesi e mezzo. Gli aerei caccia che avrebbero dovuto comporre la “figura” a beneficio della scenografia celebrativa per la ricorrenza della vittoria dell’URSS sul nazifascismo hitleriano erano rimasti negli hangar. Ufficialmente il meteo avverso avrebbe impedito loro di alzarsi.

E’ stata questa la prima sorpresa di una mattinata che l’intero mondo attendeva di poter scoprire e leggere con legittima ansia soprattutto perché, prima di dare inizio alla parata, Vladimir Putin avrebbe pronunciato il suo discorso rivolto alla nazione perché fosse l’intera comunità occidentale ad intendere.

Anche a livello spettacolare sarebbe stato legittimo attendersi uno spiegamento di forze tali da ricordare da vicino le imponenti e persino provocatorie esibizioni in stile nord coreano. Beninteso, la parata è stata imponente ma non al punto da infondere ansia o addirittura paura.
Così come il discorso pronunciato da Putin dalla Piazza Rossa davanti ad un mare di bandiere molti delle quali, rigorosamente rosse, portavano impresso il simbolo della vecchia Unione Sovietica con la falce e il martello. Il capo del Cremlino ha voluto sottolineare tutte le ragioni che, secondo il suo punto di vista, hanno portato la Russia ad attuare quell’Operazione Speciali di bonifica patriottica ancora in atto in Ucraina.

Presto, ha detto Putin, la nostra nazione potrà festeggiare non una ma due vittorie, lasciando intendere che tra gli sconfitti non vi sarà soltanto Zelensky ma la stessa Nato che lo sta appoggiando con aiuti di armi e con sanzioni alla Russia. Ma è chiudendo il suo intervento che Putin ha provveduto a non far vedere i muscoli affermando che “E’ inconcepibile e spaventoso anche soltanto pensare ad una guerra globale”. Una frase che, salvo bluff davvero fuori luogo, induce ad un sospiro di sollievo.

Adesso, però, è indispensabile che anche dall’altra parte della barricata le parole di Putin trovino un riscontro costruttivo o comunque accomodante. E per la controparte non si deve intendere il presidente ucraino, ma quello degli Stati Uniti Biden. Sul fatto che a monte di questo confitto vi sia il disegno di una guerra per procura con il governo americano a giocare il ruolo del burattinaio più nessun analista internazionale è in grado di negarlo. Per questo motivo la palla morbida lanciata da Putin dovrà essere raccolta dal primo inquilino della Casa Bianca e trattata con cura. Biden, insomma, dovrà darsi una calmata e farla finita con gli insulti “ad personam” e con minacce assortite. Così, forse, ne usciremo nuovamente.