Lisbona, 14 agosto 2002. In tribuna stampa arrivano le formazioni di Sporting-Inter e a tutti scappa un sorriso, a qualcuno una bella risata grassa: in panchina con i portoghesi c’è un tal Ronaldo. Più che una beffa del destino, sembra una pugnalata.
 

Sono i giorni forse peggiori di Massimo Moratti presidente, il 5 maggio ha perso lo scudetto come sappiamo, poi il Brasile ha vinto il Mondiale guidato da Ronaldo, il Fenomeno. Quello vero, insomma. Solo che lui, Ronie, ha deciso di lasciare Milano: dice che non sopporta Cuper, in realtà vuole andare al Real. Da settimane, ogni giorno, scriviamo di questo trasferimento: l’affare del secolo, lo chiamano tutti (vi ricorda qualcosa?). Abbiamo cominciato a parlarne a Ulsan, a Sud della Corea del Sud, in quel paradiso dei giornalisti che è il ritiro della Seleçao, là dove tutti i fuoriclasse verdeoro si fermano a parlare ogni giorno con gli inviati di mezzo mondo, con rispetto, senza stancarsi mai. Siamo tre o quattro italiani, a volte si aggiunge qualcun altro, toccata e fuga. Ronaldo regala un titolo a numero: una volta una frecciata, un’altra volta un pugno, nel mirino c’è sempre l'Inter. Il destino è segnato.

 

Un collega portoghese ci si avvicina, non capisce la nostra ilarità di fronte a quel nome: Ronaldo, Cristiano Ronaldo. Spieghiamo, sorride anche lui, poi dice: “Questo non sarà un fenomeno, ma è fortissimo: se lo manda in campo, vedrai come vola palla al piede. L’ho studiato nelle giovanili e negli allenamenti: farà strada”. Il falso Ronaldo entra, in effetti, quando l‘incontro (è l’andata del preliminare di Champions, finirà 0-0) è cominciato da un’ora scarsa. 

 

Il giornale chiama a ripetizione, i servizi devono essere mandati in fretta: la partita è cominciata tardassimo, alle 10 di notte, e le tipografie aspettano le pagine, Ferragosto è il giorno con la tiratura più alta dell’anno, bisogna cominciare a stampare. Ma un’occhiata attenta a questo Ronaldo dobbiamo darla: con tutto il caos che si sta scatenando in Italia attorno a quel nome, non c’è spunto migliore per l’incipit del pezzo.

 

Ora: non è che vogliamo fare i talent scout, quelli che “io l’ho visto subito”. Però Cristiano in quella partita, il suo esordio, una qualità la mette davvero in mostra: ha una velocità impressionante. Prende palla, abbassa la testa e corre fortissimo. Sbocchi non ne trova, anche perché quell’Inter è una squadra coi fiocchi. Ci prova, però.

 

Un anno più tardi Cristiano Ronaldo sarà acquistato dalla Juve, ma l’operazione sfumerà per il rifiuto da parte di Salas di trasferirsi allo Sporting. Andrà, dunque, al Manchester United. E comincerà una leggenda destinata a diventare comunque bianconera, quindici anni dopo. Chi l'avrebbe mai detto, quel 14 agosto del 2002?

@steagresti