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"Quanti cialtroni all'attacco del calcio". Gabriele Gravina ha vinto la battaglia più tosta dall'inizio del suo mandato, quella per la ripresa del campionato, e dopo la riuscita dell'impresa è giunto il momento di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Non ha usato mezzi termini il presidente federale nel descrivere la battaglia per la ripartenza del pallone e gli ostacoli superati: "Abbiamo dovuto fronteggiare il cialtronismo, i filosofi dell'ovvio, i musici del tutto non si può fare, gli anfitrioni dell'emergenza, i teorici del piano B". Un'accusa forte e rivolta a chi negli scorsi mesi ha osteggiato in maniera più o meno diretta il ritorno in campo di un movimento che dà da vivere a centinaia di migliaia persone, anche e soprattutto al di fuori del rettangolo di gioco.

E a guidare la lista degli sconfitti, Malagò: 'il teorico del piano B' per eccellenza, per mesi il presidente del Coni ha provato a convincere tutti (quasi riuscendoci anche con il ministro dello Sport Spadafora) che il calcio fosse uguale alle altre discipline di squadra e, pertanto, avesse il dovere di trovare una soluzione alternativa alla ripartenza. I 'nemici' di Gravina però non erano solo all'esterno, il numero uno della Figc si è trovato a fronteggiare oppositori anche all'interno del calcio stesso. Perché per un Lotito e un De Laurentiis fin dall'inizio schierati accanto a Gravina, Dal Pino e De Siervo e attivi nella lotta per la ripresa del pallone, ci sono anche stati presidenti che si sono mossi per convincere i colleghi a non andare avanti. Marotta in primis, ma anche Cairo ha più volte ribadito il proprio scetticismo alla ripresa. Oltre è andato Pozzo: la sua lettera diretta a Spadafora per chiedere "un provvedimento normativo ad hoc che manlevi i medici sociali e i dirigenti dalle gravose responsabilità civili e penali derivanti dagli attuali protocolli e norme" ha mandato su tutte le furie Gravina, scavalcato così dal patron dell'Udinese.
E poi c'è chi è passato improvvisamente da una parte all'altra della barricata, società a rischio retrocessione che fino a poche settimane fa spingevano per la cancellazione del campionato. "Meglio rimboccarsi le maniche e ripartire alla grande nella prossima stagione. Stiamo continuando a prenderci in giro" sentenziava a fine aprile Ferrero con la sua Sampdoria tra i club più colpiti dal virus, salvo poi mettersi in prima fila la ripartenza. Ancor più netto il dietrofront di Cellino, i cui attacchi non si contano: folle pensare di allenarsi con le tante vittime a Brescia, minacce di non schierare la squadra e duri colpi a Lotito, arrogante nel voler giocare a tutti i costi perché 'convinto di vincere lo scudetto'. Tutto dimenticato e posizione rivista con un semplice e secco "Ho cambiato idea". Facile. Non per Gravina, che negli ultimi tre mesi ha incassato i colpi, resistito e combattuto senza sosta contro 'mecenatismo e cialtronismo' in nome della ripresa. Per la fortuna del calcio, 'rafforzato' da questo momento. E anche di chi ha provato a osteggiarlo.