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Era il 1980 e in tutte le sale cinematografiche del mondo usciva un film che avrebbe segnato la storia andando a occupare uno spazio di eccellenza nel panorama dei capolavori. L’autore e regista era l’italo americano Martin Scorsese e il protagonista di quell’opera era Robert De Niro anche lui di origini “paisà” proprio come il pugile Jack La Motta del quale si raccontava la vita di campione controverso. Fu un successo internazionale e ancora oggi il film rappresenta un modello per il cinema cult. Il pugilato, perlomeno quello degli anni d’oro per uno sport che spingeva sul ring soprattutto chi aveva fame o era prigioniero di una vita difficile, ha sempre rappresentato specialmente per gli americani una fonte ricca di spunti letterari e artistici in senso ampio.

Da "Lassù qualcuno mi ama" con Paul Newman a "Il Colosso di argilla" sulla vita di Primo Carnera a "Io sono il più grande” che era e rimane il mitico Alì fino alla serie di Rocky Balboa. Tutti grandi successi con soddisfazione estrema per le Major produttrici. Naturalmente per arrivare a tanto era indispensabile poter raccontare personaggi di grande spessore dentro e fuori dal ring. Cosa oggi praticamente impossibile per la carenza di materia prima.
Scorsese non si è perso d’animo e per tentare di replicare il successo di “Toro Scatenato” ha deciso di puntare tutto sulla figura dell’ultimo e vero gladiatore del ring. Sarà Jamie Foxx a interpretare la parte di Mike Tyson, l’Iron man del pugilato, sul set che verrà allestito prestissimo dal grande regista. Si tratterà della chiusura naturale di un cerchio che era stato aperto dallo stesso Tyson il giorno in cui diventò il più giovane campione del mondo a quello in cui finì in galera condannato per aver violentato la giovane Desirèe Washington. In mezzo tante storie di droga, di sesso, di violenza e di alcolismo. Infine il riscatto e la conversione all’Islam a chiudere una vita esagerata ma giusta per un film che nelle mani di un maestro come Scorsese ha tutte le caratteristiche per essere un capolavoro.