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Non vi è dubbio che il Festival della canzone italiana di Sanremo da sempre possiede la struttura di uno specchio dentro il quale si riflette il volto della nostra società. Non sono solo canzonette, insomma, ma il racconto e la definizione di come siamo in quel momento. Domenico Modugno, con “Nel blu dipinto di blu” rappresentava il desiderio popolare della rinascita. Adriano Celentano, con “Chi non lavora non fa l’amore”, sdoganava i conflitti sociali dell’epoca. I Pooh, con “Uomini soli”, davano vita musicale alla trasparenza dei sentimenti più nascosti. Giorgio Faletti, con “Signor tenente”, inaugurò la stagione di ciò che sul palco dell’Ariston era meglio non dire.

E proprio nell’anno dell’esibizione dell’artista astigiano, il quale vinse il Premio della Critica, accadde che un calciatore di fama internazionale come Stefano Tacconi “bruciasse” ciò che ancora poteva restare della sua brillante carriera proprio in conseguenza della sua esibizione come cantante estemporaneo nella gande kermesse allora diretta e presentata da Pippo Baudo. Era il 1994. Il Festival venne vinto da Aleandro Baldi, cantante fiorentino non vedente, al pari dell’esordiente Andrea Bocelli. Stagione d’oro per la musica italiana con le scoperte di Giorgia e di Laura Pausini. Tra gli ospiti eccellenti anche il portiere ex Juventus e al tempo in forza al Genoa.
Tacconi si esibì nel corso della serata di giovedì. Poi, nella notte, fece ritorno a casa. La mattina c’era l’allenamento in vista della gara di domenica sera con la Juventus a Marassi. Il portiere, che aveva lasciato a malincuore la squadra bianconera l’anno precedente, era comunque riuscito a far breccia nell’anima dei tifosi genoani e a diventare un punto fermo della squadra rossoblù. Contro la Juventus era una partita speciale per Stefano. Troppi ricordi impossibili da tenere a bada con la necessaria freddezza. Tant’è, fin da subito apparve chiaro che l’emozione avrebbe giocato un brutto scherzo a Tacconi il quale dovette subire, nel corso del primo tempo, due reti da figuraccia.

Fu a quel punto che la curva genoana, presumendo una forma di tradimento da parte del portiere, si esibì con prepotenza vocale e per un tempo che pareva dover finire mai nel coro: “Vai a Sanremo, Tacconi vai a Sanremo”. Lui si trovava proprio sotto quella curva dove i tifosi ti sono praticamente addosso. Il carattere di Tacconi lo conoscono tutti. Non è mai stato un tipo che le mandava a dire. Reagì, dunque, in maniera emotiva e anche sconsiderata visto i luogo girandosi verso gli ultras per mostrare loro il dito medio della mano destra come segno inequivocabile di disprezzo. Venne giù il mondo e, dopo quella sera da incubo. Tacconi non giocò più una sola partita a Marassi. Terminato il campionato decise di appendere i guanti al chiodo chiudendo la sua carriera con il sottofondo di una canzone stonata.