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Carramba che orribile sorpresa! La morte di Raffaella Carrà lascia davvero sgomenti. La si immaginava eterna perché era l’icona pop vivente del nostro Paese. Le icone non possono deteriorarsi fino a scomparite. Invece a settantotto anni se ne è andata senza fare Rumore al contrario di quel che per la sua voce era diventato quasi un inno nazionale. Per l’immaginario collettivo di almeno due generazioni era rimasta identica alla ragazzina emiliana la quale aveva lasciato Bologna per tentare la fortuna nel complicatissimo mondo dello spettacolo. Venne notata da Gianni Boncompagni, uno che di talenti ne sapeva eccome. Impiegò poco a spiccare il volo e a ritagliarsi lo spazio che meritava per le sue indiscutibili doti di soubrette.
Entrava nelle case e portava il sorriso. La sua allegria. Mai un eccesso o una volgarità. Sapeva essere amica, sorella, madre, fidanzata, amante e zia. La sua cifra era la spontaneità e la trasparenza di pensiero qualunque fosse il tema che trattava. Principi e barboni, ricchi e poveri, vecchi e giovani erano il pubblico di “Raffa”. Nessuno la tradì mai. Lei non tradì nessuno. Regina dei cult che non tramonteranno, come il “tuca tuca”, ora viene pianta ”da Trieste in giù”. E non soltanto in Italia. Se ne è andata proprio alla vigilia della partita che gli azzurri giocheranno contro la Spagna. E la Spagna l’aveva adottata come fosse una sua creatura. Ciascun suo spettacolo in terra iberica era un sold out.
Anche il mondo del calcio la piange. Lei, juventinissima e fidanzatina di Gino Stacchini negli Anni Sessanta, e grande amica di Diego Maradona che definiva uno stupendo mascalzone dal cuore grande così. Beppe Signori le ha dedicato un pensiero delicato e commovente, L’Italia farebbe cosa buona e giusta a scendere in campo domani con il lutto al braccio. Non ci ha lasciati soltanto una grande artista. Abbiamo perso un pezzo della nostra Storia e delle nostre anime. Carramba che brutta e angosciante sorpresa.