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«Dai giocatori mi aspetto che possano fare almeno due ruoli, a questi livelli è il minimo». Gian Piero Gasperini ha sempre fatto della duttilità una delle armi migliori delle sue squadre. Capacità di cambiare posizione in campo a gara in corso, per garantire più soluzioni tattiche a seconda dell’evoluzione del match. Una qualità valutata con attenzione in sede di mercato, una qualità su cui il tecnico rossoblù lavora durante la settimana. «Non è mai una furbata del momento, sono cose testate in allenamento, a cui serve sempre il riscontro della partita». L’ultimo caso, in ordine di tempo, è quello di Rafinha, che durante la partita con il Bari è partito da esterno destro, ha fatto una comparsata sulla fascia sinistra e poi ha chiuso da centrocampista centrale. «Il giocatore alla Juric può essere lui come Rossi. Un’alternativa per caratteristiche a Kharja e Veloso, che hanno molta qualità», ha sottolineato Gasperini che ora, con l’assenza di Veloso, sta provando proprio il brasiliano in mezzo al campo in vista della trasferta di Roma.
 
La storia del tecnico di Grugliasco sulla panchina del Grifone, lunga ormai cinque stagioni, è ricca di esempi simili a quello di Rafinha. Due casi su tutti? Sculli e Mesto, buoni per tutte le stagioni. Floccari e Crespo non sono al meglio, serve un centravanti? Ecco la soluzione Sculli, come nell’indimenticabile derby finito 3-0 di un anno fa. C’è da dare una mano in difesa? Ecco pronto l’attaccante calabrese, quest’anno alla ricerca della migliore condizione dopo un’estate in altalena sul mercato. Mesto, invece, non fa che ribadire la sua preferenza per il ruolo originario di esterno sulla linea dei centrocampisti. In effetti da quella posizione è andato più volte a segno, sette gol tra l’anno scorso e questo avvio di stagione. Nel tridente, però, è stato in più di un’occasione decisivo dal punto di vista tattico. Un esempio? Basta tornare al 26 ottobre 2008, l’Inter di Mourinho bloccata sullo 0-0 a San Siro, con Maicon reso inoffensivo proprio dall’inserimento di Mesto sulla sua fascia.
 
Il re di tutti i trasformisti, il jolly per eccellenza resta però Marco Rossi, che negli ultimi tempi ha avuto un po’ meno spazio ma che resta una risorsa straordinariamente utile per Gasperini. Il capitano del Grifone ha ricoperto praticamente tutti i ruoli del 3-4-3 gasperiniano, fatta eccezione per il portiere e il centravanti. Da esterno destro tutto corsa e rapidità degli anni di Lucca, Salerno, Firenze e Como, Rossi si è piano piano trasformato in un giocatore in grado di essere utile in ogni zona del campo. L’ultimo passaggio della sua metamorfosi è rappresentato dal passaggio a centrocampo. Un esperimento iniziato nell’inverno scorso, subito con ottimi risultati. Tre gol in rapida successione, due nella contestatissima trasferta di Torino contro la Juve, quella del fallo di Sokratis su Del Piero nettamente fuori area. Un esperimento rallentato dalla microfrattura al piede patita nella settimana di preparazione al derby di ritorno, con il match giocato solo grazie ad un’infiltrazione. Un esperimento andato avanti anche quest’estate e per ora congelato dalla grande abbondanza che il Genoa ha ora a centrocampo.
 
Rafinha s’inserisce quindi nel solco tracciato dai vari Rossi, Mesto, Sculli e Konko. Il francese, rientrato a Genova per una sola stagione dopo aver fatto gran parte del settore giovanile in rossoblù, è stato il primo grande esempio di “mutante” della gestione gasperiniana in serie A. Fedelissimo del Gasp prima nella Primavera della Juve e poi a Crotone, sapeva interpretare indifferentemente i ruoli di difensore, esterno destro e centrocampista centrale. Bravo ad accorciare e ad aggredire alto, è stato vicino al rientro in rossoblù all’inizio della scorsa estate. Al Siviglia, infatti, non si è mai completamente ambientato.
 
Se Criscito ha un grande futuro nel Genoa e in Nazionale lo deve anche all’intuizione del Gasp, che lo trasformò da difensore centrale a esterno sinistro. E poi, come dimenticare il Greco fantasista incostante diventato centravanti implacabile nei primi sei mesi del campionato di serie B? A conti fatti, sette gol fondamentali per la promozione in A.