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Già un procuratore dovrebbe provare a lavorare con discrezione, senza dare troppo nell'occhio, lasciando spazio ai veri protagonisti del mondo del calcio. Sia per questioni di professionalità che di etica. Nel caso di Rajola diremmo anche per una forma di pudore. Il look è quello che è ma sono le parole e i concetti che gli escono dalla bocca a mortificare non solo la lingua italiana ma anche qualsiasi logica. A volte il silenzio è d'oro. Qualcuno provi a spiegarlo al buon Mino che sull'argomento è molto sensibile.