135
Ramsey 7 milioni. Arthur 5. Bernardeschi 4. Rugani 3,5. De Sciglio 3. McKennie 2,5. Pellegrini 1,3.
Queste agghiaccianti cifre si riferiscono all’ingaggio netto (a volte con bonus da aggiungere) di sette fra i giocatori meno utilizzati e più costosi della Juventus che proprio oggi ha chiuso il bilancio con una perdita di 209,9 milioni. Non è difficile accumulare deficit così alti se, tra le molte altre cose, è la politica degli ingaggi ad essere messa sotto accusa.

I sette citati sono calciatori normali - in alcuni casi meno che normali - ai quali la società ha attribuito compensi fuori misura. Oltre a non valere i soldi che intascano, questi elementi risultano incedibili proprio a causa del loro ingaggio, fuori mercato per la stragrande maggioranza dei club italiani ed europei. La Juve può solo prestarli e, per sovrammercato, pagare in parte o in toto lo stipendio. Alla mostruosità della somma erogata, si abbina infatti la durata del rapporto che va dai tre ai cinque anni (quest’ultima è la formula preferita).

Ora la domanda che ci si pone - credo legittimamente - è la seguente: può di più l’incompetenza o la malafede? Chi ha interesse a stipulare accordi di tale portata? Davvero si è disposti a credere che la colpa sia sempre e solo dell’avidità dei procuratori? Io credo di no. Anzi, pur avendo in uggia la categoria degli agenti, ritengo che essi spesso rappresentino il capro espiatorio su cui scaricare errori di presidenti e direttori sportivi.

Restiamo, però, alla Juve e al suo manipolo di sopravvalutati. Nessuno di essi ha la classe, l’esperienza, la tecnica e, più in generale, lo spessore per essere considerati utili in una rosa che si prefigga i massimi traguardi, ovvero lo scudetto e, soprattutto, la Champions League. Quindi la prima ragione da indagare è chiedersi perché essi siano stati acquistati o scambiati con altri calciatori, magari dal rendimento e dalla prospettiva migliore.

Il caso più macroscopico riguarda l’incrocio tra Spinazzola, recente campione d’Europa con l’Italia, e Luca Pellegrini, un giocatore che gli allenatori della Juve hanno mandato in prestito prima al Cagliari e poi al Genoa. Ora è in rosa, ma fuori dalla lista Champions e, soprattutto, riserva delle riserve nel ruolo di esterno basso di sinistra (oltre al titolare Alex Sandro, prima di lui Allegri mette Danilo, anche se è destro, e perfino De Sciglio che è semplicemente scarso). Ebbene la Juve concluse l’affare (si fa per dire) accettando dalla Roma solo dieci milioni in aggiunta alle prestazioni di Pellegrini. Si dice che Fabio Paratici, il direttore sportivo delle passate stagioni, avesse chiuso il colpo per generare una plusvalenza (ma non vedo come), tuttavia anche se le ragioni sfuggissero ad una valutazione tecnica, uno scambio del genere non sta in piedi da nessun punto di vista.
Lo stesso dicasi per il passaggio tra Pjanic e Arthur (Juventus-Barcellona) situazione che ha generato un costo di ingaggio di cinque milioni per la Juve (Athur) e di otto per i catalani (Pjanic). Per beffa del mercato, e a smentire la bontà dell’operazione, meno di dodici mesi dopo Pjanic avrebbe voluto tornare alla Juve (e i bianconeri non se lo sono potuti permettere per l’ingaggio!), così il bosniaco è finito al Besiktas, nella poco competitiva ma molto remunerativa Turchia.

Insomma se la Juve oggi è sotterrata dalle avversarie in classifica (un punto dopo tre partite e alle viste c’è il Milan) e dai debiti nei conti deve guardare dentro se stessa e le sue gestioni poco illuminate. Si è speso troppo per giocatori modesti o scadenti. La dimostrazione è che giocano poco e, soprattutto, nessuno li vuole. Un altro esempio: Rugani, prestato l’anno scorso al Rennes, ha giocato due mezze partite. Passato, sempre in prestito, al Cagliari ha fatto la riserva da febbraio in avanti. Può costui essere il quarto centrale di difesa della Juventus? Evidentemente no. Come Allegri non dovrebbe contare su De Sciglio, un calciatore che non reggeva la pressione di San Siro, figurarsi se gli può riuscire di sopportare la necessità di vincere sempre e contro chiunque, come predicano alla Juve.

Nessuno, comunque, è come Ramsey. Al terzo anno di permanenza sta dimostrando due cose: di non essere in grado di coprire alcun ruolo dal centrocampo in su; di essere quasi sempre infortunato. Siccome è infinitamente presuntuoso e si crede bravo, ha chiesto di andarsene. Purtroppo per lui non gli si avvicina nessuno e la Juve non solo è costretta a tenerselo, ma a volte anche a farlo giocare. Con i risultati che tutti possono vedere.

@gia_pad


Tutta la Serie A TIM è su DAZN. Attiva ora