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«Noi giochiamo a Verona». E’ il pensiero, più che condivisibile, di Claudio Ranieri in questi giorni di avvicinamento alla tappa conclusiva del campionato e in assoluto della stagione. Come in passato e ora di più, l’allenatore giallorosso chiede la massima concentrazione al gruppo durante l’allenamento quotidiano, tra l’altro durissimo. Niente distrazioni su quanto avviene ad Appiano Gentile, nè alle parole che rotolano da Siena nella capitale, nè alla partecipazione della tifoseria giallorossa all’Evento. Meglio guardare solo al Chievo, formazione da studiare anche se non ha più obiettivi di classifica. Se proprio c’è da approfondire qualche argomento, va bene analizzare e inquadrare l’anima interista dell’avversaria di domenica prossima, il dichiarato amore per i colori nerazzurri del presidente Campedelli e del tecnico Di Carlo. Con il refrain di sempre o almeno di questi sei mesi e mezzo di lavoro a Trigoria: «Non ci ha mai regalato niente nessuno e sarà così anche stavolta». Concetti semplici e diretti al cuore grande così di una squadra che si sente ancora in ballo. Manca da scrivere l’ultimo capitolo di un romanzo entusiasmante e per certi versi ancora indecifrabile. E Ranieri si sta appassionando a prepararlo. Perché vuole presentare la Roma migliore a Verona, proprio come farà Mourinho a Siena. Il tecnico di San Saba, seguendo la linea guida della sua avventura in giallorosso, sta verificando le condizioni dei suoi uomini. Gli mancherà solo Rise, tra i più stanchi alla meta. Le condizioni piscofiche del gruppo sono abbastanza buone, ma l’avversario di questo finale è il caldo: il test della gara con il Cagliari servirà proprio per decidere su chi puntare. L’afa di domenica scorsa, in una partita pomeridiana (la Roma da tempo non giocava alle 15), ha frenato alcuni protagonisti. Contro il Chievo, come prima mossa, avrà bisogno di un assetto da corsa. Non conterà, però, tanto il sistema di gioco, possibile il ritorno al 4-2-3-1 o ipotesi di difesa a tre, quanto gli interpreti. Fondamentale sarà la presenza di Taddei e Perrotta: per lo staff dell’allenatore e per lo stesso Ranieri sono i due più in forma. Meglio averli dentro subito. Sanno sacrificarsi per gli altri, aiutano e collaborano. Sbuffano, senza risentire della fatica di una stagione che sembra non finire mai: domenica sarà la gara numero 55. Quando girano le loro gambe, come sta accadendo ultimamente, la testa dei compagni acquisterà lucidità e presenza. Sono gli uomini che più aiutano Totti a essere al centro del mondo giallorosso. Cassetti terzino a sinistra per sostituire Riise e Motta confermato a destra in difesa (esce solo in caso di reparto a tre): altri due che pedalano forte in quello che sarà lo sprint decisivo. gli altri sono i titolari di sempre. Vucinic, al rientro, e Pizarro, sta meglio anche lui, sono uomini chiave per Ranieri: non vuole rinunciarci e, anche se non fossero al cento per cento, li metterà nella squadra di partenza. Dicevamo di Ranieri con il mirino ben puntato sulla gara contro il Chievo. E’ per primo lui a pensare solo al presente, rimandando ogni discorso sul futuro, a cominciare dal suo. Piace al presidente federale Abete, ma non ha mai ricevuto un’offerta per sostituire Lippi dopo il mondiale. La sua candidatura, per ora, è in stand by in via Allegri: lo sa anche la Roma. Ma la proprietà, quindi Rosella Sensi, e i dirigenti giallorossi che vivono al suo fianco a Trigoria non notano tentennamenti. Anzi hanno la certezza che resterà nella prossima stagione, rispettando l’accordo firmato il 1° settembre scorso. Specialmente nel calcio, però, mai dire mai. A Pasqua avrebbe dovuto siglare il prolungamento di contratto, altri due anni sino al 2013, e invece tutto è rimasto come era prima. Non sarà fatal Verona, però. Nel senso che l’epilogo del campionato non inciderà sulla decisione da prendere. Nè, in queste ore, Ranieri sta sfogliando la margherita, resto o non resto. «C’è solo il Chievo». Vero. Ma anche la Roma. E la programmazione per la stagione della Champions. Ancora non c’è una lista per il rafforzamento che, è bene dirlo subito, non sarà sfarzoso. Solo suggerimenti su giocatori da prendere, soprattutto italiani, anche se l’unico acquisto per ora è il brasiliano Simplicio. Le alternative per i titolari di oggi. Che servano due terzini, un quasi titolare a destra e una riserva a sinistra, è cosa nota. Che se non resterà Toni, servirà comunque un centravanti. Che ci vuole almeno un esterno di centrocampo per far respirare Taddei che deve rinnovare e lo farà dopo Julio Sergio e Cassetti. La novità è il vice Pizarro: Liverani costa e, all’occorrenza, non farebbe mai coppia con il cileno. La sorpresa potrebbe arrivare da Firenze: Cristiano Zanetti, classe ’78 e mediano titolare della Roma del terzo scudetto. Può essere alternativa e anche partner di Pizarro. Se va via Prandelli, lascerà il club viola. Piace a Ranieri che lo ha avuto alla Juve. E ieri a Trigoria, approfittando della partita della Primavera, c’era il suo manager Branchini. E’ più di un’idea.