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A Roma si continua a discutere del rinnovo (o meno) del contratto di Ranieri.

L'accordo con il tecnico scade a giugno, risultati in altalena e incertezze sul futuro del club - la banca non ha intenzione di blindare un tecnico che potrebbe non essere gradito ai nuovi proprietari - hanno imposto uno stallo dei discorsi sul prolungamento. "Io sono portato a lavorare al meglio - chiarisce il tecnico in un'intervista al Romanista in edicola domani - se avrò la possibilità sceglierò, se non potrò pazienza. Non ho mai pianto in vita mia, casomai ricomincio da capo. È una questione di strategie societarie". Ranieri pensa invece al futuro di altri elementi in bilico: "L'allenatore non è un patrimonio della società, ma i giocatori sì e penso a gente come Menez, Greco, De Rossi e non solo". In ogni caso, prima di salutare, vorrebbe provare a togliersi una soddisfazione: "Sono un tifoso della Roma e chi più di me vuole vincere? Lo scorso anno siamo arrivati secondi, io voglio migliorare". Per farlo, può contare su un giocatore in più, il Menez ritrovato di questo periodo: "Credo che sia il miglior giovane del campionato italiano - spiega Ranieri - deve solo imparare a dosare bene le forze. E' un giocatore che fa innamorare il pubblico". Poi, svela un retroscena risalente agli anni al Chelsea e all'arrivo di Roman Abramovich: "Appena arrivato mi voleva portare Totti, ma gli dissi subito che non era possibile".

ADRIANO IN CAMPO - Occhi nel frattempo su Trigoria: c'è in campo Adriano. Già, Trigoria. Non l'Olimpico, neanche il Flaminio, dove in estate aveva promesso "tornerò grande" e dove Rosella Sensi lo aveva promosso a nuovo Imperatore della capitale: "Non è una scommessa, è una certezza". Nei sei mesi trascorsi da quel giorno, però, tutto o quasi ha fatto pensare il contrario. Nell'amichevole di oggi con i ragazzi del settore giovanile (prima dell'inizio della partitella si è infortunato nuovamente Okaka, problemi al ginocchio), l'attaccante è tornato al gol con la specialità di casa: conclusione mancina dal limite. Un timido segnale, buono almeno per il morale, in un test che Ranieri e il suo staff hanno pensato per valutare il recupero di Juan e Pizarro - incoraggianti i segnali - dai rispettivi guai fisici, ma soprattutto per mettere sulla bilancia la condizione di Adriano.

SPERANZA E PROMESSA - Nonostante il ritorno al gol la bilancia, quella vera, resta impietosa con il centravanti venuto da Rio: rispetto ai 106 chili (ufficiali) di quando è sbarcato a Roma, non ne ha persi più di un paio, forse tre. Briciole rispetto a quanto sarebbe necessario per rivederlo in uno stato di forma accettabile su un campo di serie A. Ranieri con lui è stato chiaro: "Finché non tornerai in forma, io non ti farò giocare", gli ha detto già da tempo. Ma da quando Ranieri è tornato a convocarlo i segni di un'inverisone di rotta non si sono visti. Anzi. Per spiegarne il flop e la condizione precaria, qualche voce poco rassicurante negli ultimi mesi aveva alzato sospetti sulla sua vita privata, mai tornata, secondo i maligni, a riflettere i doveri di un atleta. Anche per evitare  rischi di questo tipo le persone a lui più vicine (e qualcuno a Trigoria) lo hanno consigliato da tempo a riunirsi con la ex moglie Danielle Carvalho e con i figli Adrianinho e Sophia, che nelle scorse settimane lo hanno raggiunto a Roma. Nella capitale l'attaccante ha trovato inoltre una colonia brasiliana poco festas&samba e molto casa-lavoro-famiglia, da Doni a Cicinho, da Juan a Baptista e Simplicio. A loro, nel corso di una cena a poche ore dal derby, Adriano ha promesso: "Entro Natale tornerò Imperatore".

FUTURO - Fin qui, non è mancato l'impegno: in pubblico la sua condotta alimentare e non solo è ineccepibile. Anche a Trigoria non c'è membro dello staff che non ne lodi l'applicazione e la serietà. Ma la ritrovata serenità familiare, i programmi alimentari e di allenamento personalizzati e i chilometri a scartamento ridotto sul campo, non sono serviti. Certo, i due infortuni in un mese tra fine agosto e fine settembre (all'adduttore e alla caviglia) ne hanno minato il recupero fisico e quello mentale, costringendolo ad assistere tra infermeria e panchina ai sette gol di Borriello, alle perle decisive di Vucinic, all'esplosione di Menez e al ritorno di Totti. Per lui briciole, che si traducono in 113 minuti di gioco diluiti su tre gare, zero gol e nessun lampo. Natale è vicino, e con quei quattro davanti (uno a turno deve anche restare fuori) Adriano sa che di spazio ne troverà sempre meno. Il Corinthians sogna di riportarlo a Rio, magari appoggiato da uno sponsor che paghi l'ingaggio. "Adriano resta" è ritornello suonato quotidianamente a Trigoria. Il suo agente, in ogni caso, è atteso a giorni a Trigoria. E se fosse lo stesso Adriano a rimettere la quota della scommessa e a chiedere di tornare campione altrove?