L'amico che c'è sempre, che ti ascolta quando le cose non vanno bene e ti riabbraccia, nonostante tu lo abbia "mollato" per stare più tempo con la tua ragazza. Che poi, puntualmente, ti lascia. Tu puoi dimenticarti di lui, lui non si dimentica mai di te. Una chiamata, un messaggio, le parole giuste: fedele, sempre. E Andrea Ranocchia è così: gli è stata tolta la fascia, è andato via in prestito, è ritornato finendo ultimissimo nelle gerarchie. Eppure...

FALSO CENTRAVANTI - Il numero 13 dell'Inter ha fatto ieri, contro il Bologna, il suo debutto in campionato. Difensore? No, attaccante. O meglio: esperimento di problem solver. Del resto, Luciano Spalletti lo ha detto ai suoi difensori: "Palla lunga per Ranocchia, cercatelo". Mossa antica e disperata (alla Samuel nel'Inter mourinhiana), che per poco non si rivelava vincente: cross di Dalbert, mancino al volo, parata di Skorupski. Occasione creata dal nulla da Ranocchia, che ha fatto meglio di Icardi. Già, perché quello del capitano interista, a inizio gara, è un gol sbagliato su regalo degli avversari; quello dell'ex capitano un'invenzione su una preghiera di un compagno. 

PROFESSIONISTA VERO - Non è servito il suo ingresso a cambiare il risultato e raggiungere il pareggio, ma ha dato una piccola speranza, nonché una scossa. Accolto alla grande dal pubblico interista, che gli ha riservato un caloroso applauso, nei suoi primi 11 minuti in Serie A in questa stagione Ranocchia si è comportanto da vero professionista: entrato con sguardo sicuro, ha dato indicazioni ai compagni e si è messo al fianco di Maurito. Senza imbarazzi, senza affanni, come se fosse lui il vice Icardi. "Tu mi dici quello che devo fare, io lo faccio": non c'è stata traduzione migliore. 

PAROLE DA LEADER
- "La situazione che si ripresenta è simile a quella dell'anno scorso, ma diciamo degli ultimi anni. Nella scorsa stagione l'abbiamo risollevata all'ultimo, quest'anno non dobbiamo arrivarci: abbiamo più qualità nella rosa; sono tranquillo, nel senso che siamo in buone mani e buoni piedi in questo momento". Parole sincere e mature, di che leader, forse, non lo è mai stato, con quella fascia che gli venne tolta perché troppo pesante. Eppure, Ranocchia, nel dopo gara, ha misurato benissimo le parole da utilizzare, come se a 30 (31 il 16 febbraio) si sia riscoperta guida di una squadra in difficoltà. E questa Inter dovrebbe imparare da lui: meno capricci sul mercato (vero Perisic?), più serietà nei comportamenti (vero Nainggolan?), meno parole buttate lì sui social, quasi a mo' di sfida (vero Icardi?). Amico sincero e leale: l'Inter può dimenticarsi di Ranocchia, Ranocchia non si dimentica mai dell'Inter. 

@AngeTaglieri88