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  • Reggina, Giacchetta:| 'Paghiamo l'inesperienza'

    Reggina, Giacchetta:| 'Paghiamo l'inesperienza'

    • Danilo Mancuso

    Nove tecnici diversi nelle ultime cinque stagione (quella ancora in corso compresa). Cosa è successo negli ultimi anni in casa amaranto per arrivare a tanta discontinuità tecnica? 'È dal '91 che vivo la Reggina, e di allenatori ne ha cambiati tanti', spiega Simone Giacchetta, responsabile dell'area tecnica amaranto, ospite della trasmissione 'Tribuna Amaranto' in onda su TeleReggio. 'La continuità negli ultimi anni c'è stata solo con Mazzari. Ma la Reggina di oggi, da questo punto di vista, non è diversa da quella di ieri. Sicuramente oggi abbiamo un portafogli diverso rispetto a qualche anno fa, quindi è più difficile lavorare. La Reggina comunque non si è mai arresa agli eventi: il famoso cambio Gustinetti-Bolchi (stagione, 1998-99, ndr) è la dimostrazione di quello che è stata capace di fare a sei giornate dal termine'.

    L'avvicendamento tecnico di gennaio tra Breda e Gregucci ha comunque avuto risvolti negativi in termini di risultati, tanto che la società ha richiamato il primo al timone. Giacchetta prova a spiegare le scelte del club: 'Nella prime giornate la Reggina ci aveva illuso, dando la sensazione di potersela giocare con squadre costruite per vincere come il Padova. Poi, però, abbiamo assistito a due mesi e mezzo di gioco grigio e un cambio di tendenza sui risultati: questo ci ha portato a fare delle valutazioni, poi bisogna vedere se siano giuste o sbagliate. Per quanto riguarda il cambio di Gregucci, quest'ultimo, pur essendo un ottimo professionista, non è stato fortunato nei risultati'.

    All'origine di tutto, comunque, ci sarebbe l'inesperienza del gruppo: 'Breda e Gregucci - argomenta Giacchetta - sono incappati in una situazione di pausa di crescita. Alla fine noi paghiamo la mancata maturità da parte del gruppo. I calciatori avrebbero le caratteristiche per consolidare quanto fatto l'anno scorso, ma non tutti siamo riusciti a dimostrare pienamente le nostre capacità, questo lo paghiamo nei risultati e nelle prestazioni. Abbiamo dato l'impressione di poter vincere e al contempo poter perdere con tutti. Lo scotto che stiamo pagando è questo, ma non è un peccato mortale perché l'età si presta a questo tipo di alibi: la fascia d'età è quella in cui da ragazzo passi all'attenzione di tutti, per cui l'equilibrio non è semplice'.

    Ciò che va modificato, quindi, è il metro di giudizio: 'Se giudichiamo la Reggina, squadra composta da ragazzi giovani, nella stessa maniera di squadre che devono vincere come il Torino, allora è normale che cambi il giudizio da parte degli altri. La Reggina fa delle squadre con una chiara identità. Se la Reggina è composta da giovani, bisogna dare a questi il tempo per crescere. Ma dare il tempo per crescere è difficile se consideriamo la Reggina alla stregua di altre squadre fatte per vincere. Anche perché il giudizio dell'ambiente condiziona un ragazzo di vent'anni. Dobbiamo sostenere i giocatori, bravi o meno bravi’.

    L'obiettivo non cambia: 'Si tenta di puntare al miglior risultato sportivo possibile valorizzando le risorse, come è avvenuto l'anno scorso. Quest'anno la qualità del gruppo non è inferiore a quella dell'anno scorso, tutt'altro: la differenza sta nell'esperienza di alcuni elementi, nel il modo di parlare nello spogliatoio e di rapportarsi con gli altri. Poi sono venuti meno i gol di Emiliano (Bonazzoli, ndr). I portieri? Siamo stati sfortunati, perché sia Kovacsik che Marino non sono scarsi. Il primo è un giovane di grande prospettiva, ma ha pagato come tutti i portieri giovani. Nei confronti del secondo c'è stato un pregiudizio'.

    Il sogno nel cassetto rimane il ritorno in serie A: 'Onestamente ogni giorno - ammette Giacchetta - vado a letto con il pensiero di vedere la Reggina in serie A. Con poche risorse la Reggina farà di tutto per tornare in massima serie, dare continuità all'azienda e forza alla società. Il presidente è il primo tifoso della Reggina e farebbe qualsiasi cosa per riportarla in A. Il distacco del pubblico?  Oggi la gente, non solo qui a Reggio, vuole sempre vincere oppure è presente solo ai grandi eventi, come l'anno scorso ai playoff. A questo bisogna aggiungere che la Reggina vive un piccolo conflitto con la sua storia recente, per cui viene giudicata in B come il Torino, ma mantenere una squadra a certi livelli in una realtà geografica ed economica come la nostra non è semplice'.

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