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Dentro la sfida delle sfide, ovvero Barcellona contro Juventus, c’è anche il faccia a faccia tra Javier Mascherano e Carlitos Tevez. Compagni di squadra nella nazionale d’Argentina ma non solo, compagni d’avventura una decina d’anni fa tra il Brasile e l’Inghilterra, uniti da due clamorosi (e controversi) trasferimenti prima al Corinthians e poi al West Ham.

Siamo all’inizio degli anni 2000 e ai primi exploit del fenomeno delle third party ownership (Tpo), così a fondo investigato anche su queste pagine da Pippo Russo: la comparsa – o meglio l’uscita allo scoperto - dei fondi d’investimento negli affari di calciomercato. In quel caso, l’operazione avviata dalla Media Sports Investiments e dal suo rappresentante legale, il famigerato uomo d’affari anglo-iraniano Kia Joorabchian, non ha freni. Nel 2004 la Msi acquista le azioni di maggioranza del Corinthians, il club più popolare in Brasile, e subito dopo porta a San Paolo i due migliori talenti argentini del momento: Mascherano dal River Plate e Tevez dal Boca Juniors. Due simboli delle squadre rivali di Buenos Aires trasferiti nel calcio a sua volta rivale di quello albiceleste. L’impatto sul piano sportivo è ottimo: la squadra vince il campionato, i tifosi si affezionano ai due argentini. Ma sul piano societario le ombre si addensano sempre più fitte, e si muove anche la giustizia brasiliana, attorno alle ipotesi di riciclaggio di denaro. Così, dopo la vetrina del Mondiale 2006 in Germania, a fine estate il gran burattinaio Joorabchian toglie Mascherano e Tevez al Corinthians e li porta al West Ham, club di Londra con ambizioni da grande ma prospettive reali da lotta per la salvezza. 

Dopo una stagione di alti bassi, è tempo di cambiare ancora, anche perché nel frattempo prima la giustizia sportiva inglese e poi le procure iniziano a fare pressione. Emergono irregolarità nel tesseramento dei due giocatori, arriva una maxi multa per il West Ham. È qui che entra in gioco la Juventus. Non (ancora) per Tevez ma con l’obiettivo Mascherano. Gennaio 2007, i bianconeri devono superare la prova punitiva della serie B, organizzando al tempo stesso un rilancio sportivo all’altezza della tradizione. Il giovane ds Alessio Secco trova un canale giusto per agganciare l’entourage di Mascherano. Sul piano tecnico sarebbe un’operazione formidabile: il centrale è il tipo di giocatore che serve a una squadra che deve ricostruirsi nelle fondamenta seppur attorno a un nucleo di campioni (Del Piero, Buffon, Trezeguet, Camoranesi). Manca un regista, un giocatore con le caratteristiche del Jefercito (il “capetto”) quindi dotato di personalità oltre che tecnica. E l’intesa c’è: Mascherano è entusiasta, da sempre ha pensato alla Juventus come al top, diventare l’uomo della risalita al più alto livello sarebbe il massimo. El Jefercito è talmente coinvolto nel progetto che sarebbe perfino pronto a trasferirsi subito, a gennaio, per giocare nel campionato di Serie B e contribuire alla promozione. 
Sembra fatta. Ma la Juve del post-Calciopoli è un club totalmente ristrutturato, costretto dagli eventi ad agire in assoluta trasparenza. Ogni accordo, specie quelli sul mercato, deve essere preventivamente analizzato da un consiglio di saggi e approvato in maggioranza, altrimenti non se ne fa nulla. E l’acquisto eventuale del cartellino di Mascherano, condizionato dalla presenza poco occulta della Msi si presta a sospetti e rischi. La decisione collegiale boccia l’affare, che inizialmente sarebbe stato peraltro con la formula del prestito. Occasione persa. Secco deve riferire l’esito allo stesso Mascherano che, molto deluso, si lascia andare a qualche lacrima. Si rifarà accettando la proposta del Liverpool, dove sfiora la conquista della Champions League (battuto in finale dal Milan) nella stessa stagione, 2006-2007. Tevez invece, considerato tra i due il più pronettente, approderà al Manchester United.

All’alba dell’era Conte, con Marotta al comando arriva un nuovo contatto tra il club bianconero e Mascherano, nel frattempo approdato al Barcellona di Guardiola, ma sempre ben disposto verso i bianconeri. Nello squadrone catalano gioca poco, l’idea Juve resta per lui intrigante. Ma la soluzione Pirlo è più semplice (a parametro zero) e si dimostrerà decisamente azzeccata. Niente da fare.  È toccato invece a Carlitos Tevez compiere quel percorso che per Mascherano è rimasto virtuale. I due sono tornati a giocare insieme sì, ma nella Selección, dopo una lunga e chiacchierata assenza dell’Apache. Sabato invece si ritroveranno uno contro l’altro, entrambi 31enni, entrambi per dare un senso definitivo alle rispettive carriere. Mascherano la Champions l’ha conquistata proprio con il Barça nel 2011. Tevez l’ha alzata al primo anno di United, nel 2008. Chi avrà più fame?

Luca Borioni
@lucaborioni