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Cosa c’entra la nuova proprietà del Parma con la Sampdoria e una sua eventuale cessione? Adesso poco, dal momento che la famiglia Krause sta per sbarcare in Emilia, ma sino a poco tempo fa il nome degli imprenditori americani provenienti dall’Iowa poteva diventare d’attualità anche sulla sponda blucerchiata di Genova. A poche ore dall’annuncio ufficiale dell’acquisizione da parte degli imprenditori a stelle e strisce del club gialloblù (ufficiosamente si sa già, ma per il comunicato si aspetta la scadenza della prelazione degli Al Mana, cordata qatariota che sembrava aver chiuso l’affare con l’attuale proprietà) emerge infatti un retroscena relativo alla società doriana, raccontato da Il Secolo XIX.
 
I Krause infatti prima di lanciarsi sul Parma avevano valutato attentamente anche il possibile acquisto della Sampdoria, indirizzati da un intermediario italiano con un passato da dirigente calcistico che li ha poi fiancheggiati e appoggiati nel corso della trattativa per rilevare la squadra ducale. La scelta di interessarsi a Parma e Sampdoria non è casuale: la base italiana del gruppo Kruse, che vanta un fatturato di 2,5 miliardi di euro annui, è dislocata tra Piemonte, Langhe e Roero. Di loro proprietà sono ad esempio le cantine Enrico Serafino di Canale, l’azienda vinicola Vietti di Castiglione Falletto e il resort "La Soprana" di Cerretto Langhe. Ai Kruse serviva una società vicina al Piemonte per curare contemporaneamente entrambi gli interessi, anche se la passione per il calcio pare essere appannaggio principalmente di papà Kyle e del figlio Tanner, già proprietari dei Des Moines Menace, squadra della loro città.
 
Non ci sarebbero però stati contatti diretti con Ferrero o Vidal, perché la candidatura della Sampdoria sarebbe stata bocciata in fase preliminare dai Krause. A frenare l’interesse americano nei confronti del club di Corte Lambruschini sarebbero stati alcuni aspetti non trascurabili. Il primo, ad esempio, è l’assenza di un advisor certificato da contattare, cosa che invece il Parma aveva (Lazard). Altri elementi invece riguardano la figura di Ferrero: i Krause non hanno voluto correre il rischio di affrontare una trattativa estenuante, dopo essersi informati in merito anche con il ‘gruppo Vialli’, ma si sarebbero trattenuti anche per le condizioni ritenute ‘fuori mercato’. Inoltre, raffrontando i bilanci e facendo una stima degli investimenti da compiere, il gruppo americano avrebbe ritenuto più vantaggioso l’acquisto del Parma rispetto a quello della Samp.
 
Interessante è anche la quotazione fatta per il Parma. Il 60% del club è costato ai nuovi acquirenti 68 milioni, con il rimanente 40% ancora in mano per ora all’attuale proprietà, comprendente anche Barilla e Pizzarotti, con però un’opzione di "put and call" già definita e stimata in un'altra quindicina di milioni. In questo modo, nei prossimi mesi i Krause entreranno in possesso del pacchetto quasi completo delle azioni, pagando un totale di circa 85 milioni, debiti inclusi. Questa la valutazione del prezzo d’acquisto della franchigia emiliana.