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«Penso solo a tornare al più presto a disposizione della Roma, ma devo prendere tutte le precauzioni del caso». E’ un vortice di emozioni quello che John Arne Riise sente dentro di sé da una settimana a questa parte, da quando ha subito quel colpo alla testa che poteva avere conseguenze terribili. Forse solo adesso John comincia a rendersi realmente conto di quanto ha rischiato. Poteva andare molto peggio e il medico della nazionale norvegese, Thor Einar Andersen, che è stato uno dei primi a soccorrerlo, racconta l’episodio come uno dei più drammatici della sua carriera. Non si fatica a crederlo anche perché, stando a quanto riportano i quotidiani norvegesi, dopo il colpo John è caduto a terra privo di conoscenza e in preda alle convulsioni. Ora il peggio è alle spalle. Thunderbolt non è uno che si fa spaventare più di tanto e non vede l’ora di rientrare. «Le cose stanno andando bene – ha spiegato lui dopo alcune analisi effettuate presso lo stadio Ullevaal -. Mi sento molto bene, abbiamo fatto alcuni test e l’esito sembra promettente». Gli chiedono se sarà prontoper la prossima partita della nazionale in programma l’8 ottobre, lui risponde con onestà: «Non ho pensato molto a quella partita, non lo vedo come un grosso problema. Penso prima di tutto a farmi trovare pronto per la Roma». 

Ok, ma quando? «So che questo non è un infortunio alla caviglia o al ginocchio con i quali posso spingere per tornare prima – ha spiegato Riise -. Qui devo prendere tutte le precauzioni possibili. E’ giusto così. L’ho fatto e potrei anche tornare prima del previsto. Ma la salute è la cosa più importante, mi prenderò il tempo necessario per essere al cento per cento. Tornerò ancora più forte. Il primo giorno dopo il colpo ero un po’ stordito. Ora praticamente non ho più sintomi, e l’obiettivo è sempre quello di tornare in campo prima di quello che avevano ipotizzato i medici». «Mi piace questo suo tipo di impostazione mentale – ha detto il medico della nazionale -. E’ positivo che gli piacca impegnarsi così tanto nello sport. Ma il mio compito è quello di limitare il rischio che torni in campo troppo presto». E allora, quali potrebbero essere i reali tempi di recupero? Per il momento si allontana il momento del rientro in Italia.

«Ci potrebbe volere un po’ meno del previsto, o magari un po’ di più – ha spiegato il dottor Andersen – ma continuo a pensare che i tempi siano più o meno quelli previsti». Ovvero altre tre settimane. «Abbiamo parlato con la Roma – ha proseguito il medico della selezione norvegese –quando non avrà più sintomi sarà pronto a tornare indietro. L’idea è quella di fare un nuovo controllo giovedì e poi faremo una valutazione. Probabilmente potrà tornare a casa nel fine settimana». A casa, ovvero qui nella Capitale, dove riprenderà a lavorare intensamente. Per il momento si è dovuto limitare a un po’ di ginnastica e un po’ di bicicletta. Al massimo in questi giorni potrà fare una leggera corsetta». Insomma, John è ancora convalescente, anche se a vederlo rispondere alla domende della tv norvegese sembra già stare bene. Deve fare attenzione, stare tranquillo. E questo per uno che per indole non riesce a stare fermo un solo istante è una piccola tortura. Lui non nasconde la sua smania di movimento: «A volte è frustrante, ho un sacco di energia che vorrei esprimere». Dovrà aspettare ancora qualche settimana. Poi, c’è da giurarlo, farà fuoco e fiamme.