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Speranze, ambizioni, sogni, passioni: il capitano del Torino, Rolando Bianchi, si racconta in esclusiva. 

Rolando Bianchi, come sta il Torino? 
«Sta bene. Sta crescendo e la vorando sodo, giorno dopo gior no. Piano piano cominciamo a raccogliere i frutti, e sono con vinto che dopo anni di fatica, grazie alla società, a Lerda e a ogni giocatore, questo Toro po trà prendersi e dare delle sod disfazioni ». 

E’ pronto per affrontare due delle candidate alla promo zione in una settimana, per di più con in mezzo la sfida col Vicenza? 
«Dobbiamo esserlo! Ci giochia mo tanto, questa settimana è per noi fondamentale. Ed è an che bello, eccitante, si respira un po’ di serie A». 

Nell’Atalanta lei ha comin ciato a 10 anni. 
«Nove, ne avevo ancora 9. Ven ne a prendermi Brogni, il loro osservatore, con Bonifacio, il mitico maestro responsabile dei più piccoli. E ho fatto tutto il vivaio fino alla prima squa dra. Quel che sono lo devo mol to all’Atalanta, a Favini che ringrazio infinitamente. Mi hanno fatto crescere innanzi tutto come uomo oltre a inse­gnarmi a diventare calciatore». 

Un ricordo, del piccolo Ro lando nerazzurro? 
«Ricordo che ci ho messo sem pre l’anima, che andavo al campo un’ora prima, che non mi sarei mai tolto gli scarpini. Bonaccorso e Perico sono i due allenatori che mi hanno aiuta to di più, ebbene con loro ricor do che c’erano due squadre: giocavo una partita il sabato con una e una la domenica con l’altra. Uscivo distrutto e il lu­nedì andavo a scuola a pezzi, con un po’ di strizza...».
 
L’Atalanta è indicata, alla pari del Siena, come la più forte di questa B. Cosa man ca al Toro rispetto a loro? 
«Quel che ho già detto: il fatto che loro hanno una base conso lidata, che noi invece stiamo costruendo ora». 

Colantuono avrebbe paga to, pur di farcela in granata, vero? 
«Sicuro. Lo stimo molto, qui vi assicuro che ha fatto un gran de lavoro, bisogna dirgli grazie. Ogni giorno, ora per ora, ci ha messo tutto quello che aveva e di più, e ha dato una mano a tutti, a ogni giocatore. E’ anda to a un passetto dalla promo zione, l’avrebbe meritata, sa rebbe stato il giusto premio».