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La Roma reduce da quattro successi di fila (inclusa la coppa Italia) ci prova a Catania, campo storicamente avverso e, da qualche anno, teatro di battaglie ai limiti dello sport. I giallorossi hanno sbancato il «Cibali» solo due volte e per trovare l'ultima impresa bisogna tornare nel 1970, mentre da quando i rossoblu sono tornati in A l'unico successo risale al 2007, ma si giocava sul neutro di Lecce. Nell'anticipo di stasera c'è un avversario che intimorisce più della cabala: Vincenzo Montella aspetta questa partita da mesi, convinto in cuor suo che sulla panchina passata a Luis Enrique poteva restarci tranquillamente seduto lui. E allora il confronto tattico con il «genio» asturiano lo stimola più di qualsiasi sfida. Il duello a parole non interessa invece a nessuno dei due allenatori, così se da Catania arrivano solo battute simpatiche dell'Aeroplanino, Luis Enrique parla dell'avversario con grande rispetto. «Ho parlato con Montella nella riunione con gli arbitri - racconta lo spagnolo - è una persona per bene ed è stato importantissimo alla Roma non solo come allenatore ma anche come calciatore. Con lui ho un rapporto normale, non ho problemi». Per Lucho sarà un debutto assoluto nell'«inferno» catanese e chissà se ne parlerà ancora come ieri: «Ho sentito che la Sicilia è calda e c'è una bellissima atmosfera per giocare a calcio, con passione. Credo sia un ottimo posto in cui andare con ancora più fiducia, sapendo che se nessuna partita è facile, li lo sarà ancora di meno. Il Catania è una squadra che ha una qualità tecnica più marcata rispetto all'aggressività, quindi mi aspetto una bella partita». Da giocare ancora con Lamela, Totti e Bojan, a meno che i trenta minuti esplosivi di Borini mercoledì scorso con la Fiorentina non costino il posto al catalano. «Ma Bojan - dice Luis Enrique - non l'ho visto spento. Sono contento del suo atteggiamento, farà sicuramente tantissimi gol». Da una parte l'allenatore carica l'attaccante più in difficoltà, dall'altra prova a frenare l'entusiasmo creato attorno a Lamela. «Non è stata la sua settimana ma quella della squadra. Parliamo di un ragazzo di 19 anni e non mi piace individualizzare troppo perché credo che non sia buono per lui». Totti questi problemi li ha superati da un pezzo ed è pronto a giocare la terza partita in sei giorni. «È un giocatore fortissimo con un livello fisico alto e quindi non c'è bisogno che riposi. Ho parlato con lui e non ci sono problemi. De Rossi? Sta meglio e sarà a disposizione». Per quanto? Il tecnico continua a ostentare sicurezza sull'imminente firma del rinnovo. «Per voi - dice ai giornalisti - è meglio non sapere nulla così potete continuare a parlarne. Quando rinnoverà il contratto finirà questo tema e ci sarà una conferenza stampa noiosa, noiosissima. Di che parleremo? Intanto lui non è affatto condizionato , è un giocatore di un certo livello ed è abituato. Non dimentichiamo che è una situazione tra società e giocatore, e tutti e due vogliono la stessa cosa, e anche l'allenatore: quindi tutto finirà in uno stesso punto». La firma, ma quando? Luis Enrique sembra non preoccuparsene più di tanto. Adesso gli interessa continuare a vincere e scalare una classifica ancora piuttosto «bruttina», ma sa che non sarà affatto facile perché la Roma ora è più temuta da tutti. «All'inizio del campionato ho visto comportamenti diversi degli avversari. Noi dovremo sempre cercare con la nostra proposta di controllare la partita ed essere il più cattivi possibile». A Catania ancora di più.