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'Un’attesa troppo prolungata appesantisce il cuore', scriveva Re Salomone. Anche quello di chi è romanista da una vita, ovvero Daniele De Rossi. La situazione legata al rinnovo del centrocampista, a 31 giorni da gennaio 2012 (quando De Rossi sarà libero di accordarsi con un'altra squadra) è ancora in empasse e il calciatore comincia a perdere la pazienza. 'Troveremo un accordo prima dell'inizio del campionato', aveva detto in estate l'ad Fenucci. Poi erano arrivate le rassicurazioni di Sabatini e Baldini: 'Daniele resterà. Ne saprete di più tra 15 giorni'. Dichiarazioni datate 27 ottobre. Da quel giorno è stato un susseguirsi di voci. 'Ma dove vado? Resto qui', avrebbe confidato De Rossi ai compagni di Nazionale durante una cena a Trastevere. Poi il dietrofront al termine di Italia-Uruguay: 'È tutto fermo. Se non troveremo un accordo sarò costretto ad andare via'. Una situazione di stallo confermata da Fenucci: 'Ci sono differenze da limare, speriamo di risolvere tutto in fretta ma bisognava pensarci prima'.

Qualcosa però intorno a De Rossi si muove. Sono le ambizioni del Manchester City che, attraverso Mancini e Balotelli, sta facendo una corte serrata al giallorosso. 'Avrai in mano il centrocampo', gli assicura il tecnico. 'L'Inghilterra è il posto giusto per te', gli sussurra il compagno di Nazionale con cui Daniele ha stretto una forte amicizia. Poi ci sono i soldi. Lo sceicco Mansour gli offre il doppio di quanto mette sul piatto la Roma (cioè circa cinque milioni) e nel frattempo anche Berlusconi (tornato al timone del Milan) ha dato l'incarico ai suoi di sondare il terreno. E De Rossi? La voglia di restare a Roma c'è. Comincia a sbiadire, invece, la fiducia nel progetto tecnico targato Luis Enrique e sale il fastidio per il comportamento di una società che era così sicura del suo rinnovo da mettere in secondo piano i suoi desideri. Che ora potrebbero clamorosamente colorarsi di biancoceleste, i colori del City.

(Leggo - Edizione Roma)