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Che ci fa Maurizio Costanzo a capo della comunicazione della Roma? Battuta facilissima: consigli per gli acquisti. In realtà la nomina del popolare autore/presentatore/giornalista/scrittore e almeno un'altra mezza dozzina di ruoli a nuovo advisor per le strategie di comunicazione del club ha destato non poca sorpresa. Tant’è. Costanzo - come ha spiegato - si occuperà «Dei rapporti con giornali, radio e tifosi. Devo ancora capire bene come muovermi, mi sto guardando intorno. Il mio obiettivo è soprattutto quello di saldare il rapporto tra i tifosi e il club». Che vuol dire tutto e non vuol dire niente. 

Bravi voi se trovate un esperto di comunicazione che lavora per allontanare i tifosi dalla squadra (poi succede questo di solito, ma è un altro discorso). Chi si immagina un Costanzo quotidianamente impegnato nel rapporto con i giornalisti che seguono la Roma - anche solo da supervisore - è completamente fuori strada. A quasi 83 anni - li compie il 28 agosto - sarebbe un supplizio non richiesto sottoporsi a quel calvario che un advisor della comunicazione - di qualsiasi club - deve mettere in conto. Da anni Costanzo è a capo di un'agenzia di comunicazione che lavora con molti personaggi pubblici, dalla politica allo spettacolo. Tra l’altro non sarebbe nemmeno giusto chiedergli una presenza costante. 

Costanzo - tifoso della Roma - è stato scelto per molti motivi, alcuni più chiari di altri. Perché è un «nome», perché a livello politico è uomo di solide relazioni (anche e soprattutto a Roma, il che consentirà ai Friedkin di avere una chiave per ogni salotto), perché la sua presenza è carica di suggestioni, perché - da sempre - Costanzo è considerato un grande stratega della comunicazione (lo è sul serio), per cui non gli è richiesta la quotidianità, ma un colpo di tacco che in un solo attimo sposti le telecamere sulla Roma (succederà, tranquilli). 
Per informazioni andare a chiedere a Francesco Totti. Fu Costanzo a «sdoganarlo», rendendolo «pop» e aiutandolo a (ri)costruire la sua immagine di campione. Il libro delle barzellette in questa prospettiva fu decisivo. Costanzo insegnò a Totti ad usare l'arma dell'autoironia, a prendersi in giro, ad alleggerire tutto quel sovraccarico di «importanza» che un fuoriclasse porta con sé. Ha ricordato di recente Costanzo: «Con Totti facemmo il libro sulle barzellette. Fu un’idea mia e ne parlai con lui. La cosa bella è che lui mi disse: “Aò però nessuna su Ilary”. Io lo trovai fantastico». Fu un successo incredibile che cambiò la percezione degli italiani su Totti. E di questo Totti - e sua moglie Ilary - sono sempre stati molto grati a Maurizio Costanzo. I rapporti tra Costanzo e la Totti’s Family sono eccellenti. E chissà che la mossa dei Friedkin non favorisca un’apertura per un clamoroso ritorno di Totti nel club. 

E’ come se i Friedkin avessero preso una rotonda, un giro largo, delegando a Costanzo il compito di (re)inserire un totem come Totti. Del resto le parole di Costanzo vanno in quella direzione. Così come gli slogan. Il primo coniato da Costanzo è «Sarà è ‘Mejo a Roma». E non sarà l’unico. A proposito - tra il «Daje Roma» di Mourinho e il «Mejo a Roma» di Costanzo - il ritorno all'identità giallorossa è la prima cosa che salta agli occhi, suona buffo che a farlo siano proprietari americani, ma così va il mondo (del calcio). Tutta da seguire sarà l’alchimia che si verrà a creare tra Costanzo e Mourinho. In maniera diversa entrambi sono due grandissimi comunicatori, tra i più efficaci in circolazione. Ognuno nel proprio campo, hanno ben pochi concorrenti. Con Mourinho e Costanzo (e forse Totti), i Friedkin stanno allestendo una squadra di fuoriclasse che gravitano oltre il perimetro del campo. Ora non resta che fare la Roma.