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Petrachi esce, Fienga (ancora) resiste, Baldini risale e De Sanctis attende la promozione. Il borsino dei dirigenti a Trigoria negli ultimi mesi ha subito variazioni importanti così come avviene ogni anno per i giocatori. Un tutto contro tutti con James Pallotta ad osservare ed intervenire dalla lontanissima Boston in un clima infuocato anche a causa della vicina chiusura di bilancio di fine giugno che preannuncia un rosso di oltre 300 milioni.

PETRACHI - Il primo a rischiare il posto è proprio Gianluca Petrachi. Il ds, arrivato meno di un anno fa al posto di Monchi (pure lui durato poco), è da tempo ai margini delle scelte tecniche tanto che durante il lockdown non si sarebbe sentito né con i calciatori né con l’allenatore Paulo Fonseca, con il quale il rapporto è ai minimi storici. Le dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa a Sky hanno innervosito oltremodo Pallotta che già non aveva digerito alcune uscite dell’ex ds del Torino durante la stagione. Dal canto suo Petrachi non sarebbe rimasto contento di non essere stato nominato dal presidente all’interno dell’intervista rilasciata qualche giorno fa ai canali ufficiali giallorossi. Ne è nato un acceso diverbio telefonico. Una frattura apparentemente insanabile che nasconde altri scenari dovuti alla grave crisi economica del club e che potrebbe portare Petrachi a interrompere già prima della fine della stagione il suo rapporto con la Roma. Alla finestra c’è la Fiorentina.

BALDINI E DE SANCTIS- Dietro le quinte è tornato a far sentire la sua voce, infatti, Franco Baldini. Il consulente preferito da Pallotta ha un doppio compito: salvare il progetto tecnico cercando occasioni sia in entrata che in uscita e trovare potenziali investitori pronti a dare una mano alle finanze della società. Di fatto il toscano Franco è sempre stata una presenza ombra nella Roma come testimoniano anche alcuni affari (Smalling e Mkhitaryan) ma ora il suo “potere” è tornato più forte visto l’interrompersi della trattativa con Friedkin. Baldini non vuole però cariche dirigenziali ufficiali, così il ruolo di ds potrebbe essere affidato a Morgan De Sanctis che negli ultimi mesi si è fatto apprezzare da Pallotta e che ha rifiutato l’Ascoli in attesa di una promozione ufficiale nella Roma.

FIENGA E BALDISSONI - Le altre due figure rimaste finora in silenzio sono le due facce romane della dirigenza. Il Ceo Guido Fienga aveva condotto la trattativa con Friedkin e sarebbe rimasto molto stupito dal no di Pallotta alla cessione del club per una somma vicina ai 570 milioni. Il presidente Pallotta segue una strada che l’amministratore delegato da lui scelto, ovvero Fienga, non condivide, come si evince chiaramente dalla recente relazione indirizzata agli azionisti. Anche in questo nessuno scenario (le dimissioni?) è da escludere. Il vicepresidente Mauro Baldissoni, invece, era stato svuotato di ogni potere dallo scorso anno, ma ora potrebbe tornare sul ponte di comanda in quella che si preannuncia come la fase più delicata della recente storia romanista.