Premessa, le qualità dell'allenatore non si discutono. Eusebio Di Francesco ha dimostrato sul campo di avere idee vincenti, si è guadagnato la chance di guidare una big come la Roma grazie all'ottimo lavoro fatto con il Sassuolo, è un tecnico stimato e apprezzato. Chiarito questo, è difficile pensare che non abbia responsabilità del momento negativo che vive la squadra della Capitale, al momento eliminata dalla Coppa Italia, fuori dalla prossima Champions League e obbligata a vincere nella sfida di ritorno contro lo Shakhar per rimanere in corsa nell'Europa che conta. La prova contro il Milan è stato il copia-incolla delle ultime gare, una squadra in palla nel primo tempo, spompa nel secondo tempo, incapace di esprimersi con la stessa intensità per 90 minuti, che va in difficoltà alla prima occasione, che fa fatica a reagire mentalmente.

ESEMPIO MONTELLA - Per Di Francesco non è un problema fisico, ma di testa. La Roma non riesce a fare il salto di qualità perché non ragiona da grande squadra. Analisi giusta e allo stesso tempo insufficiente. La rosa costruita da Monchi probabilmente è sopravvalutata, ma chi ha il compito di guidarla ha il dovere di fare qualcosa di più. Se Schick non ha ancora segnato, se Defrel ha realizzato un solo gol, su rigore, se Dzeko ha trovato la via della rete solo 4 volte nelle ultime 20 di campionato, se El Shaarawy è sparito dai radar, se Nainggolan e Strootman si esprimono al di sotto dei loro livelli una ragione comune c'è e risponde al nome di Di Francesco. La sua posizione non è a rischio, merita però una riflessione. Di Francesco non può rischiare di fare la fine di Montella: l'Aeroplanino è un allenatore di spessore (non a caso è stato scelto dal Siviglia), è stato esonerato dal Milan perché non ha saputo valorizzare la rosa a disposizione. La stessa rosa che sembrava 'scarsa', che ora va a mille con Gattuso.