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Alessandro Florenzi, intervistato dal Corriere dello Sport, offre uno spaccato della sua vita extracalcistica. 'L'America? Bella, ma non sono molto pratico - dichiara il centrocampista della Roma -. Sono andato con Valerio Verre da Starbucks a chiedere un cappuccino freddo. Ci hanno dato un bicchiere pieno solo di ghiaccio. Non credo che ci siamo spiegati molto bene. E sì che di caffé e latte dovrei essere un esperto. Ho lavorato nel bar dei miei genitori, Luigi e Luciana, dall'età quattro anni, nel centro sportivo di Acilia. Quando sono nato avevano un altro bar, all'Axa. Adesso quei campi non ci sono più, c'è un benzinaio. Ogni volta che mio padre passa lì davanti, borbotta. Lui segue tutte le partite, mia madre invece no: qualcuno deve restare dietro al bancone. Ho anche un fratello, una cognata splendida, un nipote di sei anni e una che nasce tra dieci giorni. A quattro anni e mi sono trovato un pallone in mano: ci ha messo poco a finirmi sui piedi. Quando ho avuto la testa per pensare e gli occhi per vedere il calcio, ho scoperto Fabregas e mi sono fermato a guardarlo. Ma da prima ancora sono tifoso della Roma e di Totti. A casa avevo la maglia di Balbo, non so perché'.

'In questa stagione lottiamo per i primi tre posti - assicura Florenzi -. Non c'è ancora un undici iniziale, siamo tanti e tutti bravi. Bisogna darsi da fare l'intera settimana per convincere l'allenatore. Io mi trovo bene da intermedio, e nella Roma sono più a mio agio che in Nazionale, per via della posizione. L'importante comunque è giocare. Qualche volta sono troppo generoso? Sì, posso dare quest'impressione, in effetti. Dai tutto e poi sbagli sottoporta. Abbiamo preso tanti giocatori, e forti. A cominciare da Strootman. Mi aveva già impressionato quando l'ho affrontato in Nazionale. Eh, ci ho anche litigato quel giorno: naturalmente è finita lì. Garcia? Devo ancora trovare qualcosa che non vada in lui. Mi piace molto invece che dica le cose in faccia, senza esagerazioni. Non parla ancora bene l'italiano. Ma sa farsi capire, eccome. Perché Zeman ha fallito? Per Una serie di fattori negativi, impossibile isolarne uno. Doveva andare così. Per me Zeman nel calcio è quello che mio padre è nella vita. De Rossi? Spero che resti, è un punto di riferimento per la squadra, non solo in campo. Dopo un minuto sembra ti conosca da una vita. E’ un ragazzo giusto. Quando ti deve bacchettare lo fa, quando è il momento di scherzare il primo a sorridere è lui'. 

'La sconfitta contro la Lazio? Derby a parte, Coppa Italia a parte, era una partita da dentro o fuori - ricorda ancora Florenzi -. Noi siamo andati fuori dell'Europa League. Una mazzata per me, per la squadra e per più di mezza città. Se avessimo vinto, l'annata negativa sarebbe stata cancellata. Quella notta ho dormito poco e male, anche perché il giorno dopo sono partito con la Nazionale. Un massaggiatore ha provato a prendermi in giro, ha capito subito che non era il caso. Adesso dobbiamo fare subito risultati. Arriva presto il derby, ma non preoccupatevi: sono abituato alla tensione. Le squadre di Garcia sono più diesel che sprinter, eppure sarebbe molto, molto positivo giocare contro la Lazio con nove punti in saccoccia'.