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Paulo Fonseca trema. Dopo Zeman, Garcia e Di Francesco, infatti, anche il portoghese sta conoscendo l’amaro percorso che negli anni americani hanno portato a tre esoneri (oltre alle dimissioni di Luis Enrique, Andreazzoli e Spalletti). Quel percorso che rischia di portare all’addio dopo tanti complimenti, e che al momento ha portato il tecnico sul banco degli imputati. Perché dopo la terza sconfitta di fila e l’addio definitivo alla Champions (con rischio pure per l’Europa League) nella confusa Trigoria si rincorrono i soliti pareri contrastanti. C’è chi intende dare fiducia a Fonseca a prescindere dai risultati e chi invece comincia a guardare a un eventuale sostituto.

ULTIMATUM - Nella prima cerchia dobbiamo mettere James Pallotta che ha ribadito la vicinanza al portoghese con un tweet, ma in passato abbiamo visto che il presidente spesso cambia idea nell’arco di pochi giorni. Del secondo gruppo spiccano il mega consulente Franco Baldini che consigliò proprio Fonseca dopo i tanti no (da Conte a Gasperini) in estate e il Ceo Guido Fienga. Anche ieri dopo la sconfitta col Napoli la dirigenza si è parlata a lungo prima di incontrare Fonseca al quale è stato ribadito che con la rosa a disposizione la Roma si aspetta molto di più. Decisive saranno le sfide con Parma e Brescia di questa settimana. Senza un’inversione di tendenza il rischio esonero salirebbe ulteriormente.  Perché se è vero che il campionato è ormai andato, c’è da preparare la Roma al meglio per la sfida del 6 agosto con il SIviglia e un percorso di Europa League che può portare al primo trofeo dell’era americana e alla qualificazione in Champions vitale per le casse delle Roma. 
CONFUSIONE - Il tecnico d'altronde è apparso in confusione e non sembra più avere il polso della squadra. Dalla ripresa del campionato ha stravolto formazioni, moduli e stretegie di gioco ottenendo però ben poco se si esclude la vittoria in extremis con la Sampdoria. Il suo gioco, intravisto nel 2019, è sparito in un 2020 in cui sono arrivate già 8 sconfitte in campionato. Si bada a limitare i danni, e non sempre ci si riesce. Fanno discutere anche le scelte di gestione di alcuni giocatori (alcuni come Cetin o Santon sono spariti, altri vengono impiegati fuori ruolo o fuori condizione) e quella del turn over. Oltre all'impatto mediatico in cui spesso nascono contraddizioni. Esempi? Meno di 5 giorni fa diceva che Zaniolo non era pronto nemmeno per la convocazione e invece ieri col Napoli era in campo. Zappacosta ha avuto difficoltà a San Siro perché era fermo da 7 mesi e ieri ha giocato fino al 90' entrando in maniera colpevole in tutte e due i gol degli azzurri. Under era fuori condizione ma poi è stato schierato con l'Udinese per poi sparire di nuovo mentre Carles Perez tra i migliori in campo 5 giorni fa è stato fatto fuori al San Paolo. Gli alibi però sono tanti: la mancanza di un direttore sportivo dopo la sospensione di Petrachi, il caos legato alla possibile cessione societarie, le troppe voci di mercato, una rosa incompleta e quel bilancio in rosso che preoccupa pure i giocatori. 

LE ALTERNATIVE - Il bilancio appunto. La Roma non può permettersi spese importanti per gli ingaggi dei calciatori, e lo stesso vale per gli allenatori. Senza considerare che chi accetta il “progetto ambizioso” decantato da Fienga in realtà non sa a cosa va incontro considerato il possibile cambio societario. Suggestive le voci che portano al Luciano Spalletti 3.0. Sarebbe, infatti, la terza volta del tecnico toscano sulla panchina della Roma. Celebre la sua prima avventura che portò i giallorossi a stupire l’Europa e l’Italia pur non portando allo scudetto anche per errori arbitrali che favorirono l’Inter. Poi il ritorno nel 2016 con tanto di record di punti e la celebre litigata con Totti che sancì la fine della sua seconda storia. Ora le strade potrebbero incrociarsi anche se lui nicchia: “Lasciamo lavorare Fonseca”. E la Fiorentina lo corteggia. Baldini ha da sempre un forte legame di amicizia con Spalletti che dei tanti tecnici è pure l’unico che ancora si sente con Pallotta. Altrettanto suggestiva l’ipotesi di un Daniele De Rossi in versione allenatore magari accompagnato da papà Alberto. Strada difficile perché lo stesso Daniele vorrebbe partire con un inizio più soft e perché per Pallotta si tratterebbe di una mossa della disperazione troppo evidente. Altri due nomi che piacciono tanto a Baldini sono quelli di Unai Emery, esonerato dall’Arsenal il 29 novembre scorso ed esperto di Europa League avendone vinte tre, e il solito Laurent Blanc che però è fermo dal 2016.