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  • Roma, Gervinho: 'Chi l'ha detto che lo scudetto è lontano?'

    Roma, Gervinho: 'Chi l'ha detto che lo scudetto è lontano?'

    L'ivoriano Gervinho si è messo a nudo in una lunga intervista rilasciata per il Corriere dello Sport. Il centrocampista della Roma ha innanzitutto spiegato le origini del suo nomignolo (all'anagrafe è Gervais Yao Kouassi): 'Tutto è cominciato all'accademia calcistica di Abidjan. Ci sono arrivato che ero un ragazzino, senza scarpe. Per arrivare a farti dare le scarpe da gioco devi superare tre test, uno all'anno; superato il terzo puoi avere le scarpe e la maglia con il nome sulla schiena. C'era un allenatore brasiliano che invece di Gervais mi chiamava Gervinho. Ecco fatto: scritto sulla schiena'.

    'Io so esattamente che cosa cercavo a Roma e che cosa effettivamente ho trovato: la possibilità di giocare di più, un allenatore che abbia fiducia in me, un club di alto livello e di grandi ambizioni - ha dichiarato Gervinho -. C'è passione intorno alla squadra, c'è unità all'interno dello spogliatoio, c'è spirito in campo. Tutte cose che mi rendono felice. Naturalmente quando si decide di trasferirsi in una certa squadra la prima cosa da fare è parlare con l'allenatore, e in questo caso è stata la cosa più facile del mondo: con Rudi Garcia ci conosciamo bene. Sia io che il mister sapevamo che avremmo dovuto adattarci a una realtà nuova. Ostacoli ne ho incontrati. Quelli che mi aspettavo, l'arrivo in un ambiente sconosciuto, l'impatto con un calcio diverso dal mio e molto competitivo. Ma del calcio italiano credo di aver capito molto e abbastanza in fretta'.

    'I gol? Dopo gli allenamenti mi fermo in campo e provo a tirare in porta, cerco di riprodurre parecchie situazioni che possono verificarsi in partita - ha spiegato ancora l'ivoriano -. Così vuole lo staff tecnico, così facevo anche a Lilla. Ma non mi piace poi tanto segnare se la squadra non va bene, e non mi preoccupo troppo di restare a secco se la squadra va bene. Totti? Non avrei mai immaginato di poter lavorare con lui: è un piacere e anche un bel peso. Accanto a Francesco devi stare sempre attento, può consegnarti una palla decisiva in qualsiasi momento. Non sarà mica un caso se due dei miei tre gol sono nati da suoi assist. Il derby? Dal momento in cui ho messo piede a Roma ho sentito parlare solo di questa partita: come faccio a sostenere che quel successo non abbia un significato speciale? Io però so distinguere il passato dal presente. Il presente è l'Inter ed è al presente che bisogna pensare. Scudetto fuori portata? No, e perché? La squadra è valida, l'ambiente è compatto e determinato. C'è fiducia, Possiamo porci obiettivi molto seri. Fino ad arrivare al massimo'.

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