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Una tifoseria (e una società) con il fiato sospeso. La Bosnia si gioca tutto in una notte, una vittoria contro Cipro sarebbe sufficiente per volare ai playoff per l'Europeo 2016. Ma a rimanere in ansia, oltre ai sostenitori bosniaci, sono quelli romanisti. Se nella prima gara della sei-giorni europea Edin Dzeko è rimasto a riposo, assistendo all'exploit del compagno di reparto Djuric, punta del Cesena, ora il bomber giallorosso è chiamato a una sfida che può valere una carriera. L'ex attaccante del Manchester City ha già trascinato la Bosnia ai Mondiali del 2014, raggiungere anche gli Europei sarebbe un traguardo importantissimo per lui.

I RISCHI - Quello che preoccupa la Roma è ovviamente la condizione fisica del centravanti, rimasto ai box dalla sfida interna con il Carpi, quando una lesione di primo grado del fascio profondo del legamento collaterale mediale del ginocchio destro lo mise ko. Era il 26 settembre e lo stop previsto dallo staff medico giallorosso si aggirava intorno alle 3-4 settimane. Ma l'importanza delle due gare di qualificazione hanno spinto il commissario tecnico della Bosnia Badzarevic a convocare lo stesso Dzeko. Le condizioni fisiche dell'attaccante, inevitabilmente, non sono ancora ottimali, ma la posta in palio potrebbe convincere il ct a rischiare il tutto per tutto. "Non so se siamo realmente favoriti contro Cipro - ha confessato dopo il successo sul Galles - e abbiamo deciso di risparmiare Edin in vista di quella partita". Il momento della verità si avvicina, la Bosnia si giocherà tutto questa sera e quasi certamente Dzeko sarà in campo: l'unico dubbio è se toccherà a lui dall'inizio o a gara in corso.
GLI ACCORDI CON LA ROMA - L'attaccante, una volta lasciata Trigoria, ha seguito un preciso piano di recupero formulato dallo staff medico giallorosso e dai preparatori Norman e Lippie, in accordo con lo staff della nazionale bosniaca. La società ha scelto di inviare al seguito della Bosnia Federico Balzaretti, normalmente impegnato a mantenere i rapporti con i giovani mandati in prestito dalla società, in questo caso una sorta di "controllore" della gestione dei nazionali. Anche Edin, prima di partire, aveva promesso che non avrebbe rischiato e che sarebbe sceso in campo se e solo se il ginocchio avesse risposto in maniera ottimale agli stimoli. 
Tra le parole e i fatti ce ne passa, certo è che il bosniaco tiene molto alla sua nazionale e se il suo apporto fosse indispensabile, difficilmente sceglierà di tirarsi indietro. 

Francesca Schito