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E’ arrivato nel momento peggiore della stagione tra contagio da Covid, sconfitte eclatanti (vedi derby e Spezia), la lite Fonseca-Dzeko e le voci su un cambio in panchina. Oggi però il 33enne Tiago Pinto ha ripreso fiato ed è determinato a far iniziare ufficialmente la sua era alla Roma.  Per questo ha seguito un corso accelerato d’italiano (ora lo parla benissimo), sta formando una rete di scouting sul modello Benfica (ma senza Ferreira) e ha avviato un progetto di rafforzamento in concerto coi Friedkin, che porterà la Roma ad un gradino superiore. Un piano di investimenti che non cambierà in base al traguardo europeo. Che sia Champions, Europa o Conference League, il budget non muterà. Le ambizioni nemmeno. Quelle di una proprietà vicina alla squadra, differentemente dal passato, e con una scala gerarchica corta e precisa: Dan, Ryan e Tiago. Quelle di un dirigente maltrattato a parole da alcuni ex come Sabatini ma già molto conosciuto a livello internazionale e con la voglia di cambiare un ambiente interno fin troppo spaccato da voci esterne e non solo. Non arriveranno altri dirigenti “tecnici”. Non servirebbero, insomma, figure come quella di Peruzzi nella Lazio. Ma le porte non sono chiuse per Totti. Anzi. Pinto è rimasto favorevolmente impressionato dall'incontro avuto con Francesco qualche settimana fa. Il portoghese è un suo grande estimatore e non riesce a immaginare una Roma senza il suo totem. In futuro però.  Servono, invece, figure diverse: dalla segreteria allo scouting passando per il ramo amministrativo. 

ALLENATORE - L’addio con Fonseca non sarà traumatico. Il rapporto tra Pinto e il tecnico è ottimo tanto che a gennaio è stato proprio l’ex dirigente del Benfica a impedire l’esonero di Paulo. La separazione a fine maggio però appare inevitabile, anche se non scontata visto il percorso in Europa League. L’eventuale vittoria con qualificazione in Champions farebbe scattare il rinnovo automatico ma non è certo che Fonseca lo firmi. Si profila all’orizzonte un divorzio consensuale perché anche il portoghese sa di non poter vivere con la spada di Damocle sulla testa per un’altra stagione. Le offerte non gli mancano e la vetrina europea potrebbe aumentarle. La domanda è: la Roma ha già scelto il nuovo allenatore? A Trigoria non lo dicono ma tutte le strade portano a Maurizio Sarri, che piace per più di un motivo: l’esperienza in piazze difficili, il lavoro coi giovani, il bel gioco e tanto sudore. L’ex tecnico di Napoli e Juve ha rifiutato tutte le offerte straniere e da tempo si è detto disponibile. Con la stagione in pieno corso di svolgimento, però, non è il caso di ufficializzare o fare passi avventati. L’esempio di Rose al Dortmund lo dimostra. Da quando è stato annunciato il suo passaggio all’altro Borussia, il suo Monchengladbach è crollato dal quarto all’ottavo posto in Bundesliga. A meno di sorprese, quindi, Sarri sarà il prossimo allenatore della Roma. E tra le sorprese c’è Gasperini che piace molto a Pinto ma non sembra intenzionato a lasciare l’Atalanta. Altre candidature al momento sono da escludere. Compresa quella di Allegri. 

LINEA DI MERCATO - Linea verde, ma non solo sul modello Lipsia. La strategia di Tiago Pinto per il mercato estivo ricalcherà i parametri di quello invernale: giovani promettenti come Reynolds da rubare alla concorrenza, ma anche giocatori già formati e convenienti come El Shaarawy. Il general manager, però, dovrà prima fare i conti con gli esuberi. Quelli che già ci sono come Fazio e Pastore (Jesus e Bruno Peres lasceranno a parametro zero) e quelli che probabilmente torneranno come Under, Kluivert, Nzonzi e Olsen. Un risparmio pesante tra ingaggi e cartellini che potrebbe portare il budget finale su cifre interessanti. In programma ci sono tre interventi importanti da fare per ruolo: portiere, attaccante e regista. Pinto si avvale di Charles Gould e dei suoi software di ricerca per trovare i profili più interessanti. Almeno cinque candidature per ruolo. Poi però la scelta toccherà a lui e ai Friedkin. Un ventaglio ampio per evitare di sottostare ad aste difficili da sostenere con club esteri più ricchi. Dal piano investimenti sono esclusi gli over 32 e quindi pure i parametri zero come Giroud, che non piace affatto per un altro motivo: Pinto vuole giocatori in grado di dare continuità. In parole povere: meglio un attaccante che segna un gol a partita per cinque gare di fila piuttosto di uno che ne segna 4 in una partita e poi sparisce. Altro parametro: non verranno spesi 30 milioni per giocatori vicino ai 30 anni, ma la cifra è invece spendibile per under 25. Vedi Kumbulla lo scorso anno. Per questo, ad esempio, Meret era preferibile a Musso, ma l’argentino costa meno e rientra nel range. Le trattative sono avanzate, molto avanzate.  Per il centrocampo arrivano conferme su Koopmeiners. Cinque incedibili, in qualche forma gli alfieri della semifinale raggiunta. Mancini e Pellegrini, i modelli di riferimento per età e carattere. Ma ancheIbanez, Villar e Zaniolo.​
DZEKO, MIKI E L’ATTACCO -  Da che esiste il calcio, il fascino più grande riguarda il ruolo di bomber. Quello della Roma al momento è occupato da uno difficilmente sostituibile: Edin Dzeko. Il bosniaco non è necessariamente sul mercato. La Roma però vuole capire da lui cosa vuole fare. Perché è l’ultimo anno di contratto e la cifra da 7,5 milioni non può più essere spesa per un 35enne. Il bosniaco dovrà decidere se continuare in altri emisferi dove possono garantirgli quello stipendio oppure avviarsi verso fine carriera e magari restare da dirigente in futuro. Nel frattempo la Roma cerca il dopo Dzeko, anche perché Mayoral dovrebbe restare solo in prestito e quindi senza riscatto anticipato. Nella lista di Pinto ci sono tre nomi evidenziati: il Gallo Belotti, Dusan Vlahovic e Amine Gouiri. La cifra da spendere è quindi tra i 25 e i 35 milioni. Una forbice che sarà determinata dall’età del giocatore. In parole povere: 25 sono ammissibili per un 27enne in scadenza 2022 come Belotti, ma 30-35 sono spendibili solo per un giovane che possa valorizzarsi maggiormente in futuro. Come Vlahovic, appunto. Occhio pure alla pista Muriel.  La questione Mkhitaryan è ancora in alto mare. Il rinnovo automatico è pronto e l’armeno dice di stare bene a Roma. Ma la firma non arriva e sarà necessario un nuovo summit con Raiola. 

GIOVANILI - Tiago Pinto avrà la supervisione pure del settore giovanile. Lui che arriva da un pianeta a parte, quel Caixa Football Camp che conta oltre 40 campi di allenamento. Una cittadella dei giovani dello sport che a Lisbona è un fiore all’occhiello. Qualcosa che in Italia non ha nessuno, purtroppo. I risultati veri però sono stati raccolti dopo 10 anni dalla sua nascita. E a Trigoria non c’è tutto questo tempo, e nemmeno la possibilità di mettere su quella struttura. Via quindi a cambiamenti ma senza rivoluzioni. Alberto De Rossi probabilmente non sarà più l’allenatore della Primavera, mentre non è in discussione il ruolo di Bruno Conti. Pinto vuole valorizzare i tanti giovani di Trigoria ma esclude la nascita di una Roma B under 23 da far giocare in Lega Pro. I ragazzi saranno indirizzati in percorsi in prestito adeguati alle loro caratteristiche oppure aggregati in prima squadra. Già in queste settimane è in atto un percorso di mentoring. I giovani si allenano con i grandi non più solo in campo ma pure in palestra, o nei percorsi individuali. Qualcuno di loro ha già colpito al cuore Pinto. Un nome? Nicola Zalewski.