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ROMA-BOLOGNA 2-3 


Pau Lopez 5
: Subito un sospiro di paura coi piedi, poi un’uscita alta prima dell’ennesima alzata di mani sui tanti torelli in area provocati da Orsolini e compagni. Lo spagnolo ha perso sicurezza, e trasmette solo tanta paura a un reparto irriconoscibile. Salva il primo tempo con una bella parata su Palacio, poi affonda insieme a tutta la Roma. Trenta milioni, trenta.  Nel finale sale in area del Bologna per una prodezza improbabile. 

Santon 3: E’ stato venduto Florenzi, e qualcuno poteva pensare di aver risolto i problemi di una fascia che ormai gronda imprecazioni.  Palacio gli fa sentire tutto il peso di un divario di qualità evidente, Barrow gli impone fisico e corsa. In estate ha detto no alle spiagge calde della Spagna. Se continua così lo mettiamo di forza sull’aereo. Sul terzo gol sembra un signore di 50 anni alla prima corsa primaverile. (61’ Bruno Peres 6,5: che voglia, che grinta. Possibile debba dare lui l’esempio? Dal suo piede il cross per il gol di Mkhitaryan. Oggi è il miglior terzino destro della Roma, incredibile)

Mancini 4: Da Reggio Emilio al Bologna, l’Emilia gli deve risultare regione simpatica visti i regali impacchettati pure oggi a Palacio e compagni. Il difensore toscano è in affannoso ritardo su ogni infilata rossoblu, è irriconoscibile. Nel secondo tempo fa letteralmente da birillo a Barrow. Non sappiamo come stiano Cetin o Fazio, ma già tremiamo all’idea del suo ritorno a Bergamo sabato. 

 Smalling 4: Il muro inglese continua a perdere pezzi alla minima martellata. Il buco in copertura su Orsolini è quanto di più brutto visto fin qui dal gigante vegano. Si ripete dopo qualche minuto. Dopo 10 minuti una chiusura provvidenziale su Orsolini lasciava intendere altro. E invece pure Smalling è diventato Small. Vanta un bel credito, non lo bruci. 

Kolarov 4,5: Il Sol levante di Tomiyasu e il ruggito di Orsolini contro la luna calante del serbo. Aleksandar fu Magno nemmeno ci prova, gioca da fermo evidenziando dei limiti fisici da Allegro Chirurgo. Meglio in fase di spinta quando, insieme con Perotti, costruisce i pericoli maggiori di un primo tempo pregno di paura e sgomento. Trova di nuovo il tempo per polemizzare con la tribuna.
Veretout 4: Il motore si è spento a metà salita e ha portato il francese a schiantarsi all’indietro dopo nemmeno aver visto la cima. Come accaduto al Mapei sembra afflitto da una forma di labirintite. Soriano lo fa correre a vuoto per tutta la partita. Nella ripresa smette pure di correre. Da quando si è fatto male Diawara sembra un bimbo sperduto dell’Isola che non c’è.   (79’ Kalinic ng: mossa disperata, lui lo è di più)
Cristante 3: Fido Dido. Nel primo tempo fa rima con imbarazzante visto il muro di cracker che mette davanti alla difesa. Praticamente timbra il cartellino per poi mettersi un bel cuscino sotto il mentone. Assiste inerme alle incursioni di Svanberg e Soriano che ad occhio e croce non giocheranno un giorno nel Liverpool. Nella ripresa prova ad affacciarsi maggiormente, senza risultati. Poi compie una entrataccia che mette in ginocchio prima Orsolini e poi la Roma. 

Under 4: La sveglia suona tardi anzi non suona mai, e nei primi controlli si fa spesso scippare il pallone. Al 13’ tenta di rompere il digiuno all’Olimpico che dura da una vita. Poi si rimette nel suo angolo a guardare fuori dalla finestra come uno studente annoiato in un giorno di ripetizioni. Peccato che non impari nulla, mai. Anche nella ripresa si fa notare solo per un tiro svirgolato.  (57’ Perez 6: forse un po’ lo pensa: ma chi me l’ha fatto fare? Tira in porta, e non è scontato stasera. Poi crea e combatte. Entra bene in una partita indegna, ma nel finale è nervoso oltremodo in ogni giocata)

Mkhitaryan 5: Armenia letale, parte terza. I primi due capitoli sono durati poco e sono stati poco avvincenti. L’ennesimo ritorno di Miki nel primo tempo è ancora più deludente anzi pare una parodia. Tocca pochi palloni, arriva sempre in ritardo, sembra una canzone di Elettra Lamborghini. Sicuri sia lui? Resta in campo e ripaga in parte con un gol di testa che rianima le speranze della Roma.  

Perotti 5: Tutto bene tranne il gol. Il che per un attaccante non può essere un dettaglio, anzi è quello di cui dovrebbe vivere e respirare. Cerca di far ripartire la macchina a suon di calci senza avere la minima idea di come aggiustarla. Con Kolarov mette in scena dialoghi balbettanti che fanno rimpiangere il pubblico di essersi perso Sanremo. Nella ripresa almeno ci prova ma non trova mai sostegno. 

Dzeko 4: Stavolta non può lamentarsi per i palloni messi in area. Ne arrivano due comodi comodi ma il bosniaco lascia correre. Per fortuna in un’occasione c’è Denswil dietro. Ma la fortuna, senza coraggio, dura poco. Sparisce pure lui come accaduto in passato nelle peggiori figuracce della Roma americana. Un leader si vede in certi momenti. Lui si rivede nel finale ma trova sempre le mani di Skorupski. 

Fonseca 4: C’è seriamente da preoccuparsi. La Roma è lenta, impacciata, impaurita, brutta. La Roma è sparita, così di colpo in un giorno d’inverno manco fosse Laura Palmer. La Roma non c’è, come cantava Laura Pausini. Lo choc emotivo dopo il secondo gol del Bologna non è da squadra di Serie A, figuriamoci da Champions. Ci dica cosa è successo davvero.