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Roma-Benevento 5-2

Mirante 6,5:
Il tocco di Ibanez sul tiro di Caprari lo coglie impreparato, così va a farsi benedire la speranza di chiudere la porta per due partite di fila. Per il resto del primo tempo raccoglie solo la dedica di Dzeko. Nella ripresa compie il miracolo sul rigore di Lapadula ma nessuno corre in soccorso sulla ribattuta. Poi si ripete in uscita salvando la faccia dopo l’ennesima papera della difesa. Vota Sant’Antonio.

Santon 5,5: Rispetta la distanza di sicurezza con Caprari in maniera sin troppo scrupolosa in occasione del gol. Poi tiene la fascia senza strafare e soffrendo alla minima accelerata ma è tutto quello che serve in una squadra riserve. La fascia destra romanista è da mesi soggetta ad angherie di ogni tipo.  E non per colpa di questo ragazzo che ce la mette tutta. (73’ Bruno Peres 6: bella infilata e assist per Mkhitaryan che si divora il gol)

Mancini 6:  Rischia grosso per una manata aperta su Lapadula ed entra anche lui nel ballo delle incertezze sul gol di Caprari. Inizio choc che viene superato col passare dei minuti ma che aleggia per tutta la partita sulla testa del ragazzo di Pontedera che proprio non riesce a prendersi la vera leadership .

Ibanez 5,5: Sporca il tiro di Caprari arrivando in ritardo su una chiusura da livello 1 poi scende al seminterrato quando pasticcia tre volte di fila davanti alla difesa. Serata storta che viene risolta dai compagni. Ma in fondo gli amici servono anche a questo.  Però evitiamo paragoni azzardati per questo ragazzo che ha ancora tanto da imparare. Pure da Smalling.  (78’ Kumbulla ng)

Spinazzola 6,5: Si parla di Hakimi e Theo Hernandez ma Leonardo da Foligno in questo inizio stagione non è stato da meno. Parte forte con le solite sgroppate concedendo quel tanto che non devasta in fase difensiva. Da una sua galoppata arriva il cross del pareggio. Poi nella ripresa ci prova lui ma trova il muro di Foulon. Concede qualcosina dietro, ma è fisiologico ed inevitabile.

Veretout 6: Una serata di imprecazioni ed errori fino al sospiro di sollievo su rigore. E se ci si mette anche lui, tanto per fare la rima, sono dolori. Rialza il bavero dopo il pareggio ma finisce spesso al centro delle attenzioni di Dabo e Schiattarella. Nella ripresa se li scolla di dosso e torna a essere l’Air Jordan che conosciamo. Pur senza tuoni e fulmini. Poi arriva la grandine quando pasticcia davanti alla difesa e provoca un rigore tutto da rivedere. Sempre dal dischetto trova il solito riscatto.  (73’ Villar 6,5: colpo di genio per l’open del poker. Sta crescendo)
Cristante 6: Non giocava da due partite ma pure lui veniva dalla bella apparizione in nazionale. Qualche banalità in copertura viene coperta da una buona raccolta punti in fase di impostazione. Il premio poteva essere raccolto dopo l’assist teso e deciso per Mkhitaryan, ma l’arbitro annulla. La pagelle finale recita: promosso ma con qualche debito. Anche d’ossigeno.


Pellegrini 6,5: Ha il profumo azzurro del successo, che stavolta resta anche sulla maglia della Roma. Dismette i panni di giocatore (troppo) normale e nel momento più difficile ritrova i lampi di un tempo favoriti pure da una posizione più audace. E’ suo il tocco per Pedro in occasione dell’1-1 poi nella ripresa “maledice” Dzeko per un mancato pallone di ritorno che poteva valere il 3-2. Pulito, lineare. Attendiamo nuovi test per alzare l’asticella anche in zona gol dove manca da troppo tempo. Almeno a Roma.

Pedro 7,5: Di solito si dice “il peso della maglia”. In questi casi è il peso del nome sulla maglia. Da una sua intuizione può nascere l’azione del rigore che Ayroldi non concede, da un suo tiro arriva il pareggio della Roma. Non basta? Si invola e rimedia il rigore del gran sospiro di sollievo. C’è sempre, soprattutto nei momenti di difficoltà. E questo fa la differenza vera. Ripara tutto, anche caldaie. (78’ Perez 7: ha un esempio da seguire. E lo fa segnando un eurogol)

Mkhitaryan 7: Si accende in rari sprazzi, ma quei sprazzi fanno un male cane al Benevento. Due assist di rara fattura e grande umiltà. Un mix che hanno solo i giocatori importanti. Fin qui non aveva ancora restituito la fiducia riposta in estate. Ha iniziato stasera per rialzare il morale dell’amico Dzeko.  Si divora nel finale il 5-2.

Dzeko 7,5: Alla ricerca del gol che non c’è più, ma nella prima mezz’ora il suo compito è solo quello di rifornire i compagni come faceva (meglio) Totti negli ultimi anni della carriera: a tanti metri dalla porta. Poi su azione di contropiede per due volte si fa trovare al posto giusto, coi giri giusti. E fa l’Inzaghi davanti a Inzaghi alzando finalmente le braccia al cielo dopo un mese paradossale. Altro assist per l’involata di Pedro che vale il rigore. (84’ Mayoral ng).

Fonseca 6,5: Ripropone a sorpresa il 4-2-3-1 e nella prima mezz’ora soffre sin troppo un Benevento velenoso. Poi la sua Roma mette sul banco il tasso tecnico superiore soprattutto in fase offensiva ma mostra delle incertezze tecniche e tattiche preoccupanti per il futuro prossimo. Qualcosa va aggiustato. Ma quando hai Pedro e Dzeko puoi coprire facilmente le falle. Ora l’Europa League, poi il vero esame col Milan. Ma questo inizio campionato non è da buttare per niente.