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'In seguito al comportamento irrispettoso tenuto ad Udine, il calciatore Pablo Daniel Osvaldo sarà multato dalla società, su input dell'allenatore, con l'importo massimo consentito dai regolamenti della Lega Calcio. Contemporaneamente, l'allenatore ha disposto per il calciatore l'esclusione dalle convocazioni per la prossima trasferta di Firenze. Infine, anche per richiesta specifica dei compagni squadra, l'allenatore ha deciso che il calciatore potrà allenarsi regolarmente con il resto del gruppo'. (As Roma).

L'allenatore decide. L'allenatore manda input. L'allenatore dispone. Per chi nutre qualche dubbio, questo comunicato è la prova che Luis Enrique non rischia il posto in panchina, anzi. E' diventato una sorta di manager della Roma. Ha il direttore generale dalla sua parte, Franco Baldini, ritornato nella capitale con grandi idee in testa. Vincere giocando leale, portare una nuova cultura, proporre un calcio innovativo. I risultati sono alterni, ma l'asturiano ha il compito di calcare l'impronta.

Il comunicato, tuttavia, dice anche altro. La dirigenza romanista non era d'accordo ad escludere Osvaldo dalla lista dei convocati di domenica prossima. Condivide semplicemente l'input di Luis Enrique di multarlo. Il resto non è un essere assoggettati, ma un rispettare delle regole concordate ad inizio stagione, anche se sconvenienti. Luis Enrique è tassativo. Pensate soltanto che a Trigoria c'è un registro presenze. I giocatori lo devono firmare almeno un'ora prima dell'inizio dell'allenamento. Poi il foglio viene portato via. Lo riporta l'edizione odierna de Il Messaggero: chi non sigla il proprio nome, non gioca la partita successiva e viene multato. E' accaduto a Cicinho, stava per accadere a Bojan. Lo spagnolo ci ha rimesso la patente. Per due volte.