Giovanni Cervone, intervenendo in esclusiva a Tele Radio Stereo 92.7, ha dichiarato:

 

“Il ruolo del portiere è cambiato soprattutto per quello che gli chiede il calcio moderno, il dover essere bravi coi piedi, far ripartire l'azione. Esempio non più recente è stato Van der Sar, con capacità di lettura e di dialogare coi compagni della difesa. Io ritengo però che alla base di un buon portiere, sembra assurdo dirlo ma è così, ma deve saper parare.

 

Goicoechea è sveglio, ha coraggio, sa leggere l'azione. Bisogna lavorare però sulla tecnica, non è penalizzato dalla stazza, anche se alto due metri ma non in grado di uscire nel modo migliore, un portiere oggi va in difficoltà.

 

Nella Roma c'è Stekelenburg, secondo me bisognerebbe continuare a puntare su di lui soprattutto quest'anno, lasciare crescere Goicoechea che per caratteristiche mi sembra adatto al gioco di Zeman, per poi puntare tutto sull'uruguaiano e se arrivasse un'offerta importante per un portiere importante come l'olandese, prendere in considerazione la cessione.

 

Stekelenburg ha pagato dazio alla confusione nel dover rivoluzionare l'organico, cambiare in due anni due allenatori. Io non me la sento di emettere un giudizio definitivo sull'esperienza di Stekenburg a Roma proprio per questo. Resta un portiere di esperienza e di livello elevato.

 

Non credo che il livello basso dei portieri sia causato dai palloni leggeri. Ai miei tempi, ma anche prima, ogni squadra aveva portieri forti, farei fatica a ricordarli tutti. Oggi per fortuna resiste Buffon, poi c'è Handanovic, che a mio avviso è il migliore tra i nuovi. Buone cose stanno facendo Mirante e Perin, ma in questo caso forse l'errore è stato mandarlo a Pescara, dove c'è una difesa che non lo aiuta.

 

Leali? Ottime prospettive, ma la Juventus è maestra nel mettere in piedi operazioni per mantenere rapporti di buon vicinato. Prendi un giocatore, lo cedi a un club col quale hai rapporti, lo fai crescere, ma se non mantiene le promesse tu hai comunque la possibilità di restare in affari con quel club, dove magari può nel frattempo crescere un altro calciatore per il quale ottieni un'opzione.

 

La Roma di Zeman finora non si è mai vista. O troppo poco. A dire il vero il gioco del Boemo non lo vidi in tutto e per tutto neanche quando allenò a Roma la prima volta. Ciò che fece a Foggia non l'ho più visto, ma la Roma ha un'ottima base tecnica, anche se a causa dei risultati altalenanti è quasi impossibile fare previsioni sul suo ruolo in campionato.

 

Io nella Roma? Non c'è mai stato un contatto, d'altronde mi lasciai malissimo con la precedente proprietà, di me si dissero cose sgradevoli, mi fecero male soprattutto degli atteggiamenti di qualcuno dal quale non mi sarei mai aspettato certe parole. Ora ci sono gli americani, anche se non ho ancora ben capito chi sia il referente, ma nella vita mai dire mai”.