270
Piazza San Giovanni, a Roma, non è soltanto un luogo o uno spazio. Per l’Italia rappresenta l’equivalente di ciò che era per l’antica Grecia l’ateniese agorà. Il simbolo dell’autentica democrazia e della libertà di pensiero con le quali la politica doveva fare i conti prima di legiferare. In Piazza San Giovanni, a Roma, dal giorno della liberazione in poi, si sono succeduti i grandi appuntamenti popolari più importanti e significativi per i cambiamenti sociali del nostro Paese. Una cadenzata teoria di rappresentazioni spontanee (dai concerti ai girotondi, dalle manifestazioni studentesche ai comizi di autentici statisti) che in qualche modo segnarono la vita degli italiani, soprattutto quella declinata al futuro. 

Il grande raduno di oggi intorno al movimento neonato delle Sardine si pone a pieno diritto come l’ultimo step storico di tutti i grandi eventi che lo hanno preceduto. Sarebbe opportuno e quantomai utile che ciascuno di noi riflettesse seriamente, soprattutto senza fare della facile ironia, sulle motivazioni che hanno spinto almeno centomila anime, tra ragazzi e persone mature e anziani e intellettuale e pensionati, a dedicare parte della loro giornata a un momento che non vuole essere un atto di protesta ma, semmai, un invito potente ai guardiani del faro affinchè si diano una regolata prima che sia troppo tardi. 
E il tempo, ahinoi, sta inesorabilmente scadendo. C’è una stupenda novità in questo summit popolare che non possiede nulla di quelle vecchie e fruste suggestioni fantasiose ma sterili e puramente teoriche le quali suggerivano di mettere fiori nei cannoni oppure di scardinare il sistema a colpi di falce e di martello. Nessuna bandiera di nessuna fazione in Piazza San Giovanni. Né mazze e neppure petardi. Le armi delle Sardìne sono assolutamente innocue ma tanto più efficaci. Nelle loro mani di giovani senza divisa soltanto libri e cibo da distribuire ai bisognosi. I due totem irrinunciabili per una società che voglia almeno sforzarsi di essere civile. Lo spirito di questa scelta a qualcuno potrebbe apparire retorica e pelosa. Invece no. E’ fortemente cristiana nel senso più laico e umano del termine. Alla base, come colonna portante dell’intero movimento, c’è l’elemento più importante e distintivo. La parola d’ordine lanciata dalle Sardine viaggia come il mantra della ”non politica”. Un paradosso, se vogliamo, perché persino l’atto di respirare porta con sé il germe della politica. Il senso di questo distacco dalle bandiere e il rifiuto dell’accorpamento nelle greggi di vario colore è semplicemente quello di spingere coloro che ci governano a smetterla di operare per soddisfare le proprie ambizioni o per difendere le loro poltrone in affitto ma di “fare” seriamente e quotidianamente per il bene del popolo, del Paese, della natura e dunque del pianeta. Un mondo che noi anziani non vedremo, probabilmente, perché per attuare trasformazioni così radicali occorre un bel po’ di tempo. Un mondo possibilmente sereno, se non proprio felice, che avranno la fortuna di poter vivere i nostri figli e i figli dei nostri figli. Così la Storia racconterà che tutto ebbe inizio un giorno in cui le Sardine uscirono dal mare.