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Da Aguero a Messi per finire a Smalling. Sono sempre di più i calciatori che seguono una dieta vegana. Ma è un bene? Lo abbiamo chiesto al Dott. Antonio Pacella, esperto in nutrizione e integrazione sportiva nell’atleta d’élite.

Pensa che un atleta ad alto livello possa essere penalizzato da un’alimentazione vegana?
 È importante distinguere tra chi pratica sport e chi è un atleta. Nella quasi totalità dei casi le necessità energetiche di un atleta non possono essere compensate solamente dall’alimentazione. Il ruolo del nutrizionista sportivo è fondamentale anche nella valutazione delle necessità di macro e micronutrienti oltre che dello stato di nutrizione. Un’alimentazione totalmente vegetale è compatibile con una qualsiasi attività sportiva agonistica. Deve però essere adeguata ed equilibrata all’atleta, cosa che spesso risulta difficile se si vuole puntare solo al cibo. In caso contrario non ci sono problemi, perché la supplementazione va a compensare le necessità.


C’è la possibilità di un rischio più alto di infortuni?
Ad oggi un’alimentazione ben equilibrata e studiata da uno specialista insieme alla supplementazione non favorisce alcun tipo di infortunio dato che L’alimentazione vegetale è anche maggiormente digeribile e come dicono le linee guida dell’American College of Sport Medicine, nello sportivo i principali nutrienti sono i carboidrati, che nel vegano provengono da cereali, legumi e semi, i quali apportano anche acidi grassi omega 3, che possono essere assunti anche attraverso l’integrazione.


Ad oggi per un calciatore, o atleta, di livello che tipo di dieta si sente di consigliare? 
La dieta deve rispettare necessità, bisogno e abitudini. Ad oggi non esiste nello sport una dieta migliore, se non quella che garantisce le necessità proteiche, energetiche e nutritive necessarie al singolo atleta. Basti pensare che una società oggi vanta atleti di diversa nazionalità, religione, abitudine e scelta. Se vogliamo mantenere una aderenza alla dieta c’è bisogno di avvicinarci a tutto questo, anche rispettando le scelte etiche di ogni atleta.