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DiBenedetto non è ancora presidente, ma potrebbe essere già costretto a prendere una decisione importante. Entro domani, i vertici della Roma americana dovranno capire cosa fare della campagna abbonamenti (che in ogni caso potrebbe essere prorogata di un paio di giorni). Se aprirla pure ai non tesserati, e quindi andare allo scontro con il Viminale che giovedì ha ribadito il proprio no. Oppure se tenere un profilo basso, pur consapevoli di stare dalla parte della ragione. 'Non ci sono le condizioni per procedere al rilascio di abbonamenti ovvero altre facilitazioni, in difformità da quanto stabilito nel protocollo d'intesa siglato il 21 giugno 2011 tra il Ministro dell'Interno ed i vertici del Coni, Figc, Lega di serie A, Lega di Serie B e Lega Pro'. La determinazione numero 30 del 1 settembre dell'Osservatorio sulle manifestazioni sportive non lascia spazio ad alcuna interpretazione.

Ma non dà nemmeno spiegazioni: perché non ci sono le condizioni? L'Osservatorio, o meglio quel coacervo di istituzioni sportive, rappresentanti delle forze dell'ordine e società di capitali (Ferrovie dello Stato e Autogrill Spa!) che ogni settimana si raduna al Viminale, ha ribadito giovedì una posizione già assunta il 21 giugno: i non tesserati non possono abbonarsi. Insistiamo: perché? Se lo sono chiesto anche a Trigoria. Forti del principio che tutti i romanisti sono uguali davanti alla Roma, che una tessera non è un titolo di merito e che un'impresa è libera di agire come meglio crede - lo prevede la Costituzione - a Trigoria avevano deciso a luglio di permettere a chiunque di abbonarsi, nel pieno rispetto di tutte le norme sulla sicurezza. Questo non significava che la tessera del tifoso, l'As Roma Privilege, sarebbe stata abolita. Anzi.

I privilegi, lo dice il nome, sarebbero rimasti tutti. Tutti, tranne uno. Il prezzo. Per la Roma, il principio sacrosanto era (è) che le 19 partite casalinghe devono costare la stessa cifra. Tesserati o no, non fa differenza. Il problema era convincere l'Osservatorio. La componente più vicina alle forze dell'ordine riteneva intelligente la proposta della Roma. Perché non veniva trasgredita nessuna regola e perché così si sarebbero evitate tensioni allo stadio tra tesserati e non tesserati. Quasi tutte le Leghe, in primis la Lega Pro, che guarda caso possiede una propria tessera del tifoso, sono state contrarie. Ma c'è di peggio. Giornali, siti internet e radio hanno posto la Roma in antitesi con il Viminale. Anzi, in antitesi direttamente con Maroni. I manager di Trigoria venivano dipinti come dei rivoluzionari. Dei Che Guevara in giacca e cravatta. È passato un messaggio sbagliato.

L'Osservatorio si è sentito minacciato. Qualcuno ha temuto l'effetto macchia d'olio. E che questo portasse al naufragio delle politiche sulla sicurezza. Si è scatenata una baraonda di cui ha pagato le conseguenze proprio la Roma. La determinazione numero 25 del 21 luglio in sintesi diceva: grazie Roma, bella idea, ma ne riparleremo la prossima stagione. A Trigoria hanno incassato il montante, ma fuori dal ring hanno continuato a lavorare ai fianchi i dirigenti dell'Osservatorio. L'obiettivo era quello di lasciar calmare le acque, spegnere i riflettori e ottenere così che la soluzione made in Trigoria venisse alla fine accolta. Il consulente per la comunicazione della Roma, Daniele Lo Monaco, ha annunciato a Rete Sport un’imminente presa di posizione: 'Credo che la società si esprimerà in queste ore. La Roma sta facendo le sue valutazioni e le farà conoscere al più presto'. Al più presto. Entro domani.

(Il Romanista)