Il castello, faticosamente costruito, che crolla di colpo. La Roma a Bergamo si schianta ben oltre il 3-3 del risultato finale. Si schianta dal punto di vista del gioco: pur sprecando qualcosa, è stata l'Atalanta ad avere le grandi occasioni per volare sul 4-2 e chiudere la pratica. Si schianta dal punto di vista della gestione: trovarsi in vantaggio di due gol, anche se immeritatamente, merita ben altro trattamento da una squadra che vuole diventare grande. Si schianta, soprattutto, dal punto di vista psicologico. Con la lite Spalletti-Totti nello spogliatoio, certificando una rottura che ormai solamente i più miopi volevano non vedere.
Luciano Spalletti ha deciso che nella sua Roma non c'è posto per il capitano. Che a Bergamo si alza dalla panchina nel momento più delicato, trova il pesantissimo gol del 3-3, mette il fantasma Dzeko in condizione di trovare addirittura il possibile 3-4. Il bosniaco spreca e la Roma esplode. Dagli spogliatoi dell'Atleti Azzurri d'Italia emerge di tutto. L'allenatore che rinfaccia al capitano una partita a carte durata troppo nella notte prepartita e che, nonostante i proclami della presentazione, si scaglia contro un ambiente che lui stesso aveva definito "ideale per lavorare". Il Napoli perde a Milano ma resta a +5 e ora la Roma deve guardarsi dall'assalto dell'Inter, che sembrava impensabile solo due settimane fa.
Si dovrà ripartire contro un Torino nel momento migliore della sua stagione e alla Roma serviranno nervi saldissimi. Quelli che a Bergamo non si sono visti.