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«Meglio giocarsela sul campo che guardarla dal divano», capitan Pellegrini l'aveva toccata d'esterno, naturalmente riferendosi a tutti quelli che dicevano – per 'rosicamento' e invidia, è ovvio – che questa è una coppetta, un portaombrelli, financo una sputacchiera.

Capitan Pellegrini, giocandosela sul campo, non ha potuto ammirare il cambio di colore di certe facce rapidamente tendenti al paonazzo, ieri sera, quando Mou è scoppiato in lacrime, Tammy e Zaniolo hanno iniziato a ballare, scomposti e poco eleganti perché la gioia pura non è raffinata ballerina e un popolo intero s'è riversato in strada, sprigionando una gioia mai provata prima: vincere un titolo europeo. Sì un titolo europeo, robetta che mancava dalle nostre parti da quando Mou, sempre lui, aveva firmato uno straordinario Triplete interista. Stamane, aprendo i social – giuro – la prima cosa che vedo è un caro amico laziale che pubblica su Twitter la foto del gol di Lulic, 26 maggio 2013, finale di Coppa Italia Roma-Lazio. Caro amico ti scrivo, ma lo faccio dopo, in privato...
E' vero! Oggi è il 26 maggio e se m'avessero detto che questa, alla fine, sarebbe diventata data storica e romanista, avrei chiamato un'ambulanza per far rinchiudere il latore di queste follia. E invece succede che le follie del pallone siano davvero infinite. Meravigliosamente infinite, al punto che una data mortifera per il popolo romanista, sia diventata d'improvviso dolce e amata. Storica e leggendaria. Io c'ero, in tribuna, contro il maledetto Liverpool. E c'ero quella volta in cui una Roma d'acciaio sbattè contro l'Inter più forte che io ricordi, quella del Trap. Stavolta però, come canta Ligabue, Niente Paura, perchè c'è Mou. Pur lavorando, me la sono vista con una consapevolezza che mesi fa pensavo si fosse smarrita, evaporata dietro ai capelli bianchi. Sì, io ero tra quelli che pensava, forse per scaramanzia, forse per non illudermi, che Mou avesse perso la scintilla. Una cosa normale quando gli anni passano e hai stravinto ogni cosa. E invece eccolo lì, il feroce Mourinho che poi si scioglierà in lacrime. Eccolo lì quello che in Europa non ne sbaglia una. Intatto. Meravigliosamente intatto nella sua coccodrillesca fame di vittoria. Scusa Mou, se ho dubitato. Salgo sul carro del vincitore come è logico che sia – anche perchè non è che ne passino spesso da queste parti - ma prima mi scuso per aver esitato nel credere. In una stagione prima traballante e poi consapevole di un lavoro che via via ha portato a questa Roma d'acciaio, alzare un trofeo nuovo e per questo ancor più bello è una sensazione fantastica, mai provata per chi è nato dagli anni '60 in su. Bellissimo. E ricordate: oggi è il 26 maggio, festeggiate gente, finalmente.