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Julio Sergio ne ha dovuti superare tanti di ostacoli per poter abbracciare un sogno: essere finalmente il primo, dopo anni da terzo. Se la profezia dei Maya non dovesse realizzarsi, rimarrà nella Capitale fino al 2014. Chi l'avrebbe mai detto, eppure questo è l'esempio che la meritocrazia, seppur a volte, paga. Arrivato in prova alla Roma nel 2006, segnalato da Antonio Carlos Zago, decide di restare nonostante gli si prospetti un futuro da terzo portiere. La dirigenza è chiara: 'Doni è il primo, Curci è il secondo'. Julio Sergio non fa una grinza, gli piacciono le scommesse. Un anno di oscurità, poi durante l'estate un barlume di luce, il primo: gioca un'amichevole contro il Bayer Leverkusen e si esalta compiendo grandi parate. Ma è solo un momento. Una 'papera' permette ai tedeschi di pareggiare, ed i riflettori sul portiere di Ribeirao Preto si spengono nuovamente. D'altra parte non servono a chi è abituato a vedere un pallone arrivare dalle proprie parti irradiato semplicemente dal sole. Continua a lavorare sodo a Trigoria, Spalletti ogni tanto gli sussurra all'orecchio che è il terzo portiere più forte del mondo. Julio cerca di non dargli ascolto, termina il lavoro, esce dal centro sportivo, i tifosi non lo riconoscono, va via, non si vede più: 'Chi era?', 'Bertagnoli', 'Chi?', 'Julio Sergio, il terzo portiere', 'Ah'. Mentre torna a casa riflette: 'Io valgo molto di più'. Intanto trascorre un altro anno in tribuna. La stagione successiva Curci lascia la Roma, arriva Artur dal Siena. La storia sembra esser in procinto di cambiare: 'Io all'inizio dovevo mettermi in fila - spiegava il portiere il 10 luglio del 2007 -. C'era Doni che stava andando fortissimo e c'era Curci, un ragazzo con la fiducia della società. Ora però è arrivata l'ora di farmi conoscere, voglio conquistarmi il posto di secondo'. Non ci riuscirà, perchè il tecnico di Certaldo, per sostituire l'infortunato Doni, gli preferisce Artur. Julio cerca di non pensarci: 'Davanti a me ho un grande futuro' si ripete continuamente. Piuttosto legge libri, va a teatro, visita musei. La sua città d'arte preferita è Firenze, ma non disdegna Assisi ed adora il paese dei suoi avi: Ripa Teatina, vicino Chieti. 'Lì il vino è fantastico' ama raccontare. Lo scorso 13 agosto la sua avventura a Roma rischia di terminare senza che abbia mai avuto l'opportunità di dimostrare il proprio valore. A Trigoria gli dicono che c'è un'offerta del Grosseto. Lui sconsolato sta per accettare, ma Spalletti quasi per premonizione lo blocca: Artur continua a deludere, Doni fatica a recuperare, così decide di tenerlo in squadra almeno fino alla fine del mercato. Il 30 agosto, tra l'incredulità del pubblico, lo speaker annuncia il nome di Julio Sergio nella formazione titolare. Di fronte la Juventus. Prende tre gol ma esce da grande vincitore. La società lo conferma ed i tifosi si accorgono tutto d'un tratto di avere un tesoro in tasca. A Trigoria allora iniziano non soltanto a riconoscerlo, ma anche a fermarlo. In due, in cinque, in dieci, in cento, e a novembre elude definitivamente anche la concorrenza di Doni. A dicembre è l'eroe del derby insieme a Cassetti. Non ci sono dubbi: è lui il primo portiere della Roma, a luglio quando tornerà in campo sarà pronto per una nuova scommessa, la seconda, ancora più difficile: rinconfermarsi. La fiducia, tuttavia, non gli manca. Ranieri l'ha scelto, il pubblico l'ha eletto. La favola è pronta per essere vissuta. Per i prossimi quattro anni le stelle non saranno mai state così vicine ad un uomo.