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La Roma ha perso. La Lazio è stata più forte ed ha meritato la vittoria. Non ci sono discussioni. D'altronde dopo cinque sconfitte consecutive, è logico che prendano il sopravvento componenti diverse da quelle tecniche. I giallorossi sono stati sorpresi dal sacro fuoco laziale ad inizio ripresa, ma è stato proprio l'atteggiamento aggressivo e costante degli avversari a non permettere alla Roma di esprimere il proprio gioco, una volta passata in vantaggio. Poi Kjaer ha pensato bene (cioè male) di spingere Brocchi. E' stato espulso e la Lazio ha trasformato il rigore dell'1-1.

La partita per la Roma è finita lì. Ciò che è accaduto dopo va oltre la tattica e l'arbitraggio. Qualcuno da sponda romanista critica Tagliavento, io onestamente non credo abbia condizionato la partita. Probabilmente ha contato in misura maggiore la poca esperienza degli uomini in campo: ben nove debuttanti. L'ingenuità è stata causa di alcune ammonizioni, addirittura stupida quella di Osvaldo. Con il senno del poi, i giallorossi avrebbero dovuto chiudere la partita nel primo tempo sfruttando alcune amnesie laziali, ma ad onor del vero 'i nostri' hanno concluso verso la porta di Marchetti soltanto con Bojan e Perrotta. Sorprende, invece, la facilità con cui gli avversari creino occasioni da gol.

Nelle otto partite fin qui disputate, la Roma ha preso una rete in media a partita, sia con la difesa schierata che in contropiede. E' logico a questo punto chiedere a Luis Enrique i giusti accorgimenti. Perchè se in fase offensiva i miglioramenti sono costanti, non è ammissibile subire cinque sei pericoli con chiunque e a prescindere dall'approccio alla partita, se aggressivo o meno. L'asturiano, tuttavia, è stato in grado di cambiare già molto del suo credo in questi primi due mesi, e merita fiducia. Oltretutto, piace il suo dimostrarsi lucido davanti ai microfoni fuggendo a sterili polemiche. Continui, dunque, a studiare calcio, con il solito impegno. Il resto è compito della dirigenza. Gennaio è vicino.