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Ecco, quello è il Lorenzo Pellegrini che vorrei vedere ogni partita. Lo dico e lo sottolineo pur avendolo criticato in passato anche duramente - troppo facile salire sul carro quando è tirato a lucido... – perchè la partita con lo Spezia l'ha vinta lui. Non solo per quel gol benedetto che (forse e speriamo) ha rimesso in piedi la stagione, ma anche e soprattutto per l'esempio. Ha dato una lezione di stile e comportamento a Dzeko, ai compagni. Mi rifiuto però, di entrare nella vasca del miele nella quale sguazzano coloro – alcuni miei colleghi di sicuro - che adesso vogliono Pellegrini imperatore di Roma, generale, sindaco e contr'ammiraglio di Trigoria. Lo confesso: per la persona, il ragazzo e il suo modo così onesto e sportivo di stare in campo ho un debole evidente. In un calcio di rotolatori professionisti ad ogni spintarella, Pellegrini è un esempio per i più giovani, lo dico e lo ripeto. Al calciatore invece, chiedo e pretendo quello che ho visto ieri e anche di più. Soprattutto in quelle partite importanti che la Roma proprio non riesce a trasformare in positivo. Gli chiedo di essere un po' Barella e un po' De Rossi dal punto di vista temperamentale. Gli chiedo di non crogiolarsi nel talento ma di accendere la scintilla della squadra e trasformarla in falò. Di essere leader a prescindere dall'essere capitano o no. Non è con la fascia al braccio che si diventa leader.

E rifuggo anche dal trionfalismo eccessivo tipico del Grande Raccordo Anulare che per amore, certo un sentimento sano e condivisibile, ti porta a vedere quello che non c'è. Cioè: cerchiamo di non dimenticare che la Roma ha vinto nel recupero con lo Spezia. Con tutto il rispetto, lo Spezia, non il Bayern Monaco. Spezia che in ogni caso ti ha infilato tre gol dopo un'altra sequela di orrori difensivi che neanche ai tempi di Cesar Gomez. Spezia che in poche ore te ne ha fatti sette a fronte di un suicidio calcistico e il replay del medesimo sventato per la prodezza di Bruno Peres (e diamoglielo un merito no?) e Lorenzo Pellegrini.
E arrivo a Dzeko. Il senso di sacrificio di Pellegrini, che ha scelto di giocare nonostante quel muscolo flessore malandrino, ha accentuato il passo falso di Edin. Chi mi segue conosce il mio debole per Dzeko ed è per questo che, affettuosamente, varrà la pena ricordargli che un capitano, in quanto tale, pensa prima alla squadra e poi a se stesso. Concetto semplice al limite del banale, ma sacrosanto. Poi, certo, a fine stagione si facciano pure i conti, anche con un allenatore che è terzo in classifica ma ha evidenziato difficoltà di gestione a gara in corso e negli scontri diretti con le big.

E chiudo con Borja Mayoral. Quanti giocatori sono finiti nel tunnel senza più uscirne dopo una notte come la sua contro lo Spezia, quella di Coppa dei gol mangiati? Lui invece ne è uscito da vincitore, con una doppietta e anche quel tacco per Spinazzola che apre al 3-1. Ancora c'è da pedalare ragazzo, ma se queste sono le reazioni alle difficoltà allora la Roma ha trovato molto più della riserva di Dzeko.