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Il Palermo dà una mano, ma la Roma finalmente gioca una partita di 90 minuti. Era accaduto solo contro l'Inter, due mesi fa. La statistica rende poco onore alla squadra giallorossa. Se si disputa bene una partita ogni otto, vuol dire che qualcosa non va. Siamo a novembre: testa e gambe ancora girano ad intermittenza e da due anni a Trigoria si vive sotto la linea del galleggiamento. Colpa di Luis Enrique prima o di Zeman adesso? Oppure le responsabilità sono da attribuire maggiormente al troppo esotico d.s. Sabatini e ai giocatori acquistati, evidentemente impreparati per centrare l'obiettivo Champions League?

Giri come la rigiri, il risultato è mediocre. Settimi l'anno scorso e attualmente sesti. Per fortuna domenica c'è il derby. Una scienza semplicissima. L'unica strada è vincere, e la Roma rischia di presentarsi dalla porta al centrocampo con una formazione piena di debuttanti. Dipenderà dal polpaccio di Stekelenburg e dalla caviglia di De Rossi, che da oggi farà molto meno male. Gli avrà provocato maggior dolore l'esser punzecchiato ancora una volta da Zeman, e l'esser stato messo sul mercato pubblicamente dal d.g. Baldini.

Capitan Futuro non trova pace. Ma come casca, cascherà bene. Se la sua carriera non sarà più all'ombra del Colosseo, verrà accolto a braccia aperte dal Real Madrid o dal Chelsea. A rimetterci piuttosto sarà il club, incapace di ripianare altrimenti il passivo in bilancio: De Rossi è unico al mondo e qualsiasi cifra offerta rappresenterà un baratto troppo esiguo. Nemo propheta in patria, ma Baldini doveva ricordarcelo proprio a sei giorni dal derby? Il caso è aperto.