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Immaginate il tiro di Acquafresca a botta sicura, Julio Sergio che la lascia passare, il Cagliari in vantaggio 2-1. Chiudete gli occhi e vi renderete conto quanto sarebbe stato meglio. Non ci sarebbe stato il fallaccio da espulsione di Nicolas Burdisso, a Daniele Conti non avrebbero suturato il ginocchio con 30 punti (ci teniamo, è pur sempre il figlio di Bruno), la Roma avrebbe continuato a giocare 11 contro 11 e Francesco Totti sarebbe rimasto in campo per i restanti settanta minuti, risparmiando oltretutto a Ranieri il rossore per le dichiarazioni del giorno prima: 'Penso una partita alla volta'. Eppure al Sant'Elia, pensava già all'Allianz Arena.

Come sarebbe finita? Impossibile saperlo, ma già ci saremmo risparmiati una bella fetta di polemiche. Il destino. L'ennesimo settembre da vacanze romane. L'imbarcata a Cagliari, il ritorno con la coda tra le gambe a Trigoria. Con una domanda in testa: perchè Ranieri sapeva già tutto prima? Un discorso alla Churchill in conferenza stampa, alla vigilia della partita: 'Vi posso promettere soltanto lacrime, sangue e sudore'. Tradotto per l'occasione: 'Preparatevi ad un anno difficile, possiamo arrivare in Europa League, al massimo in Champions League'. Come Paganini, la Roma non ripete, anzi non può ripetere.

Da queste colonne, noi avevamo avvertito il mister: guai a dare del miracoloso alla stagione passata. Quel secondo posto fu meritato, merito in buona parte proprio suo, che riuscì a tirar fuori quel di più a tutti i calciatori. Perchè non continuare in quell'opera? Tante le dichiarazioni, invece, miranti verso un senso sbagliato: 'Mi serve soltanto Burdisso', 'Milan ed Inter ci sono superiori'. Tutte frasi che inducono a far staccare la spina ad alcuni calciatori. La psicologia del gruppo è stata una dei moventi del successo passato. Ora Mexes alza la voce, Vucinic si sente messo da parte per l'arrivo di Borriello. Si sentono tutti creditori, come se l'impegno in casa Roma sia da considerarsi un bonus e non una banale norma morale.

Occorre una sterzata. Lo stesso collettivo manca di un'identità. La Roma non ha modulo e Ranieri non se ne tormenta più di tanto. 'Sono soltanto numeretti, la grinta è più importante'. Rinnegare la tattica, una delle branche più importanti del suo lavoro. Spalletti amava dire: 'Navigare a vista', ad un anno di distanza si nota un ritrovato culto nell'improvvisare. Un 'vivacchiare' in attesa che cambi qualcosa. Che i nuovi padroni sostituiscano quelli vecchi e che facciano piazza pulita. I contratti sono stati congelati. Ranieri, evidentemente, si sente meno testaccino e romanista del solito. Ma non c'è tempo per aspettare. Urge riattaccare la spina. La stagione è ancora troppo breve per essere buttata.