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A fine partita ce ne siamo accorti: Michael l'imbianchino in verità era Bradley. Il destino di novanta minuti scritto nella maglia dell'Udinese, ovvero in quella della squadra avversaria. L'americano mancava da oltre un mese, durante il quale ha sentito dire da tutti gli addetti ai lavori che il punto di forza della Roma era il centrocampo. Sì, quello composto da De Rossi, Pjanic e Strootman. Di lui se ne erano perse le tracce. Quasi dimenticato.

Te lo ritrovi pronto ad entrare ad Udine ad un quarto d'ora dalla fine al posto di Borriello. Zero a zero, partita difficile, in dieci. E pensi: Bradley può servire a dare un po' di calci agli avversari e a spezzare il ritmo della partita. Invece di calcio ce ne regala uno soltanto, quello della vittoria e allora capisci che la Roma è veramente candidata per lo scudetto.

In ogni partita la squadra di Rudi Garcia è stata attesa da un banco di prova. Tutti superati. Ha vinto contro le piccole, contro le grandi, dominando, giocando in contropiede e al Friuli ha ottenuto un successo in trasferta senza Totti, Gervinho e in dieci, senza Maicon. Ora la Roma non deve più dimostrare niente. In pratica ha già ipotecato la qualificazione alla prossima Champions League (per perderla deve fare in media peggio, molto peggio degli ultimi due anni) ed è la favorita per lo scudetto.

Smentito anche chi pensava ad una rosa ristretta. Chi è entrato, non ha mai fatto rimpiangere il titolare. Torosidis, Dodò, Bradley, Taddei, Ljajic, Marquinho e Borriello si sono dimostrati all'altezza. Contro il Torino rientrerà Gervinho, a novembre Totti, a dicembre Destro. Quanto a voi, Juventus e Napoli, continuate pure a correrci dietro. Senza rosicare, please, perchè la fortuna, della quale tanto parlate, va corteggiata non snobbata.