Il probabile ritorno di Vincenzo Montella sulla panchina della Roma non mi trasmette gioia. Quello ipotizzato di Zeman mi incute terrore. Eppure esistono tanti tifosi romanisti speranzosi di riabbracciare il boemo. Sono partite petizioni su internet e il famigerato 'mail bombing': ovvero una lettera standard indirizzata a Pallotta e alla dirigenza, nella quale chiunque potrà avere la possibilità di dar voce alla candidatura di Zdengo. Per tutti (o quasi) una garanzia di divertimento, grande calcio e da qualche settimana - grazie alla promozione diretta del Pescara - anche di vittorie. Tuttavia Zeman è ritornato al successo in Abruzzo dopo tredici anni di fallimenti.

Nella Roma rimase due stagioni. La prima buona conclusa al quarto posto, la seconda deludente, con i giocatori ormai saturi dai metodi di allenamento. Dal 1999 al 2011 il boemo è rimasto nelle retrovie. Esperienze scioccanti in Turchia, disastrose al Napoli, alla Salernitana, al Lecce, a Brescia, all'Avellino e alla Stella Rossa, fino a riottenere quel minimo di credibilità di nuovo a Foggia in Prima Divisione.

Poi il Pescara in serie B. Un altro mondo rispetto alla A, un altro sport. I calciatori ai massimi livelli sono abituati ad un altro tipo di lavoro durante la settimana. Chiedere a Totti, a De Rossi o a Osvaldo di fare i gradoni è assolutamente fuori da ogni contesto.

Una delle ragioni per cui Milan, Juventus e lnter non hanno mai pensato ai suoi servizi, anche quando il momento poteva sembrare propizio. Il suo credo rimane una scommessa. Perdente. E di moda soltanto nella Capitale: tutto d'un tratto sono evaporati dalla memoria i gol subiti da Cerbone, Ballarin, Caverzan, il 4-5 contro l'Inter all'Olimpico e i quattro derby persi con il boemo convinto di aver giocato 'una buona partita'. Dopo aver navigato per anni a vista, ora si rischia il naufragio: mandare all'aria un altro anno e magari indurre l'unico uomo-crack rimasto alla Roma ad andare via per mancanza di risultati: De Rossi.