La sconfitta di Berna, contro lo Young Boys, in Champions League dovrebbe avere insegnato molto sia ai tifosi della Juve più intransigenti (quelli della “vittoria è l’unica cosa che conta”), sia alla parte maggioritaria della critica capace di sostenere che Allegri guida una squadra di invincibili e, dunque, che il campionato non solo è già finito, ma probabilmente non è nemmeno cominciato. Chi mi segue sa che io sono di parere opposto. La Juve, pur essendo nettamente la più forte delle italiane e tra le quattro migliori europee, non è per niente imbattibile (sempre in Champions ha perso anche con un poco irresistibile Manchester United in casa) e - al contrario di quello che si dice - non è sempre dotata di due squadre di pari valore. 

A poche ore dal derby con il Toro, per esempio, la difesa si fonda su sei giocatori (De Sciglio che giocherà a destra, Alex Sandro a sinistra, Chiellini e Rugani centrali, Bonucci che dovrebbe sedere in panchina al pari di Spinazzola), non esattamente della stessa qualità degli assenti. Perché De Sciglio non è paragonabile a Cancelo (operato al menisco, rientrerà a gennaio), Alex Sandro è appena rientrato da un infortunio muscolare mentre Spinazzola ha giocato solo in Primavera, Rugani non è Bonucci. Ora, poniamo che per pura sfortuna, durante il derby, si infortuni De Sciglio, non a caso il più fragile della pattuglia difensiva. Con chi lo sostituirà Allegri visto che è privo, oltre che del portoghese, di Barzagli e di Cuadrado? Forse sarebbe l’occasione per tornare alla difesa a tre e “copiare” il Torino che farà esattamente così. Ma questo è un altro discorso. Il mio, adesso, riguarda la forza dei ricambi che non è pari a quella dei titolari né in assoluto (De Sciglio-Cancelo), né relativamente alle contingenze (la condizione di Alex Sandro). 

A centrocampo non ci sarà Bentancur (squalificato) che, seppure stanco, era in stato di grazia. All’ottanta per cento lo sostituirà Emre Can che, dopo l’operazione alla tiroide, ha giocato solo due spezzoni di partita. L’effetto sarà lo stesso? Sinceramente non credo. Meno che mai se come mezzala, accanto a Pjanic e a Matuidi, dovessero essere schierati Bernardeschi o Douglas Costa. Niente da dire sulle loro capacità tecniche e dinamiche, ma fare l’interno esige disciplina, passo, capacità di contrasto e molto altro ancora. 

Infine davanti ci saranno Mandzukic, Ronaldo e Dybala, il migliore mercoledì a Berna, sia per i gol fatti (uno valido, uno annullato), sia per lucidità ed efficacia di giocate. Eppure fateci caso: se gioca bene Ronaldo (e non è stato così in Svizzera) ne esce depotenziato Dybala. Altrimenti è il contrario. Una vera, grande partita insieme non sono ancora riusciti a farla e in questo c’entra certamente l’allontanamento dell’argentino dall’area e il monopolio quasi incontrastato di CR7 della zona offensiva. Contro lo Young Boys Ronaldo ha sbagliato tre gol e mezzo, è stato la causa dell’annullamento del secondo di Dybala, ha cercato soluzioni improbabili quando il terreno di gioco in sintetico esigeva esattezza e semplicità.  Ovviamente, dopo il 2-1 di Berna, non è in crisi lui, né è in crisi la Juve. Ma le sconfitte lasciano sempre scorie da smaltire e farlo in settantadue ore, viaggio compreso, non è facile per nessuno. Non a caso, ieri sera, alla vigilia del derby, gli juventini non sono andati in ritiro, ma sono rientrati ciascuno a casa propria, come non era mai accaduto a ridosso di una partita importante. Si sono ritrovati questa mattina alla Continassa per una mini-rifinitura, per pranzare insieme e per ritrovare la concetrazione a ridosso dell’impegno. 

Il Torino, invece, ha potuto disporre di una settimana di tempo in cui recuperare dalle fatiche di Milano, studiare l’avversario, allestire il piano strategico, preparare le contromosse, ipotizzare soluzioni. I granata non hanno viaggiato, non hanno giocato su un campo infido e, soprattutto, non hanno perso. Anzi, non subiscono gol da cinque gare, ne hanno perse solo tre, in classifica sono a quattro punti dalla zona Champions. Sentono che il derby può essere la partita della svolta, hanno energie e carattere, conoscono i vantaggi del proprio sistema di gioco (grande copertura del campo, superiorità numerica nella marcatura dei due attaccanti), si aspettano che l’Olimpico - l’ex mitico Comunale - li trascini oltre un avversario teoricamente impossibile. Mazzarri ha un solo cruccio: la presenza di Iago Falque che, pur essendosi allenato negli ultimi due giorni, resta in dubbio. Se non ce la fa (ma sono convinto di sì), dentro Zaza, l’ex dalle parabole velenose.

Prevedere una partita aperta a tutte le soluzioni o un pareggio dopo un’aspra contesa mi sembra nell’ordine naturale delle cose calcistiche. E’ vero che la Juventus vince spesso, ma non sempre (ha pareggiato con il Genoa allora di Juric). E’ vero anche che non ha ancora perso, ma certamente accadrà. E il derby di Torino, finora quasi sempre conquistato dai bianconeri, è uno snodo propizio per servire l’eccezione.