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I due più grandi in campo che si stuzzicano come bambini. Da una parte Cristiano Ronaldo e dall'altra Zlatan Ibrahimovic, di mezzo un rigore, quello che dà il via alla rimonta del Milan ai danni della Juve, fin lì avanti 2-0. Sembra un remake, per Ibra: l'ultimo rigore prima dell'addio rossonero lo aveva segnato a Julio Cesar, in un derby, dopo che il brasiliano lo aveva stuzzicato; l'ultimo rigore, quello di oggi, arriva dopo il tentativo del portoghese di distrarlo. Invano. 

Zlatan Ibrahimovic, dopo che il Var ha aiutato Guida ad assegnare il tiro dal dischetto, appoggia con cura il pallone sul prato di San Siro. Dietro di lui Ronaldo che, dal limite dell'area, si avvicina lentamente, portandosi a pochi metri dallo svedese, urlando a Szczesny: "Lo conosci, paralo!", facendosi sentire per bene sia dal suo compagno di squadra che, ovviamente, dal grande rivale. Ibra assiste, poi si concentra sul pallone. Qualche metro di rincorsa e Szczesny spiazzato. 
Non c'è tempo per esultare: Rebic prende la palla e la porta a metà campo, ma Ibra si volta e cerca, con quel sorriso beffardo, che lo ha contraddistinto per una carriera, il 7 bianconero. Sorriso e occhiataccia. Come quella che gli tira, accompagnata da una mano che mima il "bla-bla-bla", dopo un gol sbagliato. Come quella che gli lancia a fine partita, rientrato in campo a petto nudo. I mind games non funzionano con Ibra, che segna il quindicesimo rigore consecutivo in Serie A, dando il là alla rimonta rossonera. I due più grandi che si stuzzicano come bambini. E, forse, è anche questo il loro segreto.