152

Cagliari, Genoa, Chievo, Sassuolo, Fiorentina. Queste le squadre contro le quali è stato impiegato Daniele Rugani da Max Allegri. Complessivamente cinque presenze su undici partite, nemmeno poi così poche guardando ai suoi primi due anni di Juve. Ma ogni volta che l'asticella degli avversari si alza, ecco che il tecnico bianconero preferisce altri al fianco di Chiellini, ora Barzagli ora Benatia. A conti fatti, l'ultima partita 'vera' che ha visto Rugani titolare è stata la finale di Supercoppa della passata stagione contro il Milan, un attestato di fiducia nel momento di massimo impiego che sembrava essere il preludio alla fine del periodo di apprendistato al fianco dei più grandi. E invece, con l'inizio del 2017, Rugani è tornato in quello che secondo le scelte di Allegri continua ad essere il suo posto: quello di ultimo difensore centrale. In rotazione, ma solo quando non ci sono margini di rischio se così si può dire. Ed anche in questa stagione, la stagione di Rugani rischia di diventare la prossima.

 

EQUIVOCOIl suo è forse uno dei più grandi equivoci in casa Juve. Tutti lo volevano, tanti lo vogliono ancora. Eppure la dirigenza è sempre stata chiara a riguardo: non si vende. Nemmeno per i trenta milioni a più riprese proposti da Arsenal e Napoli, ad esempio. Non serviva un sostituto di Bonucci, proprio perché questa sarebbe stata la stagione in cui Rugani avrebbe dimostrato a tutti di essere pronto. E invece evidentemente Allegri non la pensa così. La difesa della Juve fa acqua da tutte le parti, ma le gerarchie non vengono scalfite. Quindi o l'errore è di Allegri, o il problema è un Rugani che in più di due anni non è riuscito a dimostrarsi all'altezza agli occhi del suo allenatore. Ma se Rugani è una riserva e niente più, un'alternativa utile solo contro le piccole, tanto valeva venderlo e provare a trovare qualcuno più vicino al gusto del tecnico con quei trenta milioni di plusvalenza...

@NicolaBalice