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Una svolta inattesa. Rui Pinto entra nel programma di protezione dei testimoni di giustizia e si appresta a fornire agli inquirenti le password di 10 dei 12 dischi rigidi in cui sono contenute le informazioni dell'operazione Football Leaks. Ciò che gli è valso un cambio della misura restrittiva della libertà personale: dalla detenzione agli arresti domiciliari in un appartamento fornito dalla Policia Judiciaria portoghese. È quanto si apprende grazie a un articolo pubblicato dal sito web del settimanale Sabado, sempre molto informato sulla vicenda giudiziaria di Rui Pinto e sulle indagini giudiziarie che ne stanno conseguendo.

Nel testo si va molto oltre la stringata notizia messa in circolazione nella serata di mercoledì 8 aprile, con la quale si informava che dopo oltre un anno di carcerazione preventiva è stata allentata la morsa sul trentunenne nativo di Vila Nova da Gaia. All'animatore della più spettacolare operazione-verità da cui il calcio globale sia mai stato investito è stata offerta la possibilità di collaborare con la giustizia. Un esito che sarebbe stato il frutto di una paziente trattativa durata circa un mese e mezzo. Secondo quanto riferisce Sabado, la premessa della trattativa sarebbe stata la vasta mobilitazione avvenuta in favore di Rui Pinto, sia in Portogallo che all'estero. In particolare avrebbe inciso l'appello lanciato da The Signal Network, organizzazione internazionale fondata nel 2017 con lo scopo di tutelare i whistleblower. Un appello che ha raccolto l'adesione di personalità internazionali nei mondi della cultura, delle arti, della politica, del diritto e del giornalismo (fra tutti anche il sottoscritto), e che avrebbe fatto definitivamente percepire quale sia la misura della mobilitazione internazionale in favore del creatore di Football Leaks ma anche dei Luanda Leaks.

Qualora servisse ancora, quel passaggio sarebbe stato determinante per far cambiare atteggiamento verso Rui Pinto. E avrebbe fornito un'arma formidabile di convincimento a Luís Neves, il direttore nazionale della Policia Judiciaria che fin dall'inizio ha provato a fare di Rui Pinto un collaboratore della giustizia portoghese. Neves non aveva però trovato ascolto presso altri protagonisti dell'inchiesta, a partire dal giudice istruttore Cláudia Pina. Che invece di recente ha ammorbidito le proprie posizioni, anche in considerazione del fatto che il lockdown ha scongiurato una delle cause di carcerazione preventiva: il pericolo di fuga. Quest'ultimo dettaglio ha smentito uno dei timori più forti fra i sostenitori di Rui Pinto, e cioè che l'emergenza Covid-19 distraesse l'opinione pubblica dalla sorte del whistleblower. Invece è successo il contrario, poiché proprio le conseguenze del coronavirus hanno permesso di alleggerire il regime di privazione della libertà cui Rui Pinto è stato sottoposto. E adesso, per chi contava sulla sua riduzione al silenzio, è momento della grande paura.
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@pippoevai